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* RIFORMA LEGGE PARCHI - 14 ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE SCRIVONO A TUTTI I DEPUTATI: "VI CHIEDIAMO UN VOTO FINALE NEGATIVO"

** LE OSSERVAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE SULL'ATTO DEL GOVERNO CONCERNENTE LA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

*** GLI EMENDAMENTI DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE ALLA PROPOSTA DI LEGGE C 4144 SULLE AREE PROTETTE

**** LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE CHIEDONO AL SENATO MODIFICHE E INTEGRAZIONI AL DISEGNO DI LEGGE SULLE AREE PROTETTE

***** AGENDA AMBIENTALISTA PER LA RI-CONVERSIONE ECOLOGICA DEL PAESE

****** COMPETENZE IN MATERIA AMBIENTALE: PROBLEMATICHE DETERMINATE DAL PASSAGGIO DELLE FUNZIONI DALLE PROVINCE AD ENTI DIVERSI – PROPOSTE DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE

******* ORIENTAMENTI DEL MINISTERO SU "GREEN ACT"


Riforma Legge Parchi - 14 Associazioni ambientaliste scrivono a tutti i deputati: "Vi chiediamo un voto finale negativo"

la Camera si accinge a cambiare una legge fondamentale e strategica per la conservazione della natura del nostro Paese, la legge quadro sulle aree protette. Le scriventi Associazioni sono convinte che il testo finale abbia un’impostazione ed elementi talmente pregiudizievoli da richiedere un voto finale negativo. Nel corso del confronto, sia al Senato che alla Camera, le Associazioni hanno presentato analisi, proposte, soluzioni possibili rispetto alle molteplici questioni emerse. Ebbene, tali istanze sono rimaste quasi totalmente inascoltate e ciò a causa del ruolo che la politica intende oggi assegnare ai parchi e alle aree protette: non più primari attori della conservazione della natura, nel nome di un interesse nazionale costituzionalmente sovraordinato, ma attori territoriali di concertazione in un contesto in cui l’elemento della promozione economica risulta spesso prevalente

Le osservazioni delle Associazioni Ambientaliste sull'atto del Governo Concernente la Valutazione di Impatto Ambientale

Osservazioni delle Associazioni Ambientaliste sull’Atto del Governo n. 401 “Schema di decreto legislativo recante attuazione della Direttiva 2014/52/UE che modifica la Direttiva 2011/92/UE concernente la Valutazione di Impatto Ambientale di determinati progetti pubblici e privati”

Lettera a Galletti. Oggetto: richiesta di un radicale ripensamento dell’AG n. 401 – Riforma della procedura di VIA

Gli emendamenti delle Associazioni ambientaliste alla proposta di legge C 4144 sulle aree protette

Pubblichiamo il testo definitivo degli emendamenti inviato delle Associazioni ambientaliste ai Deputati della Commissione Ambiente della Camera relativamente alla proposta di legge C 4144 "Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 e ulteriori disposizioni in materia di aree protette".

Le Associazioni ambientaliste chiedono al Senato modifiche e integrazioni al disegno di legge sulle aree protette

Inviato a tutti i Senatori il documento unitario con proposte e richieste di correzioni ed integrazioni del disegno di legge sui parchi approvato il 20 ottobre 2016 in Commissione e da martedì 25 in Aula.
Mai come oggi parchi nazionali e le aree protette hanno bisogno di una buona legge perché sono le prime vittime di una crisi oggettiva che mette in pericolo il grandissimo patrimonio naturale che custodiscono. La mancata realizzazioni di cinque parchi nazionali (Gennargentu, Egadi, Iblei, Eolie e Costa Teatina), la mancata gestione unitaria del Delta del Po, le grandi difficoltà delle Aree Marine Protette e fenomeni sintomatici quali il bracconaggio nell’area marina protetta del Plemmirio, l’innaturale smembramento del Parco dello Stelvio, la vita difficile di tantissimi parchi regionali, le croniche difficoltà di personale, la rigidità dei bilanci, sono solo alcuni esempi di come sia acuta la crisi delle aree protette italiane e quanto sia necessario coinvolgere tutte le migliori energie e competenze per realizzare un sistema delle aree protette che permetta di custodire e valorizzare il patrimonio, unico, di biodiversità.
La legge 394/91, purtroppo dopo 25 anni mai pienamente applicata, nella sua originaria versione è servita a costruire un sistema integrato di aree protette, nazionali e regionali, grazie alle quali nel nostro Paese si sono attuate politiche di conservazione della biodiversità fino ad allora impensabili. Tutto questo non va ridimensionato ma va trasformato in un modello basato su buone pratiche da allargare a quelle porzioni di territorio italiano che sono uniche per il contesto paesaggistico e di biodiversità che rappresentano ma ancora non godono di sufficiente tutela.
Le Associazioni ambientaliste in modo unitario e coordinato così come da molto tempo non accadeva, sia pure con le proprie diverse specificità, vogliono essere protagoniste del processo di riforma della legge sui parchi e per questo hanno inviato a tutti i senatori un documento in cui espongono le proprie proposte di modifica del testo, chiedendo con forza che vengano accolte nel processo legislativo in Senato. E la posizione delle Associazioni è inoltre tutt’altro che isolata dal momento che molte sono le sollecitazioni e le preoccupazioni che vengono dalla società civile e dal mondo della cultura non solo scientifica o accademica.
Nell’attuale quadro di estrema difficoltà le risposte del disegno di legge votato in Commissione al Senato non appaiono certo sufficienti a risolvere i problemi dei Parchi Nel testo inviato ai Senatori abbiamo evidenziato alcune criticità che vanno affrontate: da una “governance” debole e spesso politicizzata e priva di competenze alla mancata risoluzione dei problemi delle Aree Marine Protette, dalla gestione della fauna, da modificare (per non aprire varchi pericolosi nelle azioni di tutela ed evitare infrazioni comunitarie) al futuro delle riserve naturali dello Stato fino al sistema delle royalties.
Per superare la crisi i parchi è necessaria una riforma ma serve anche altro: serve l’autorevolezza necessaria al loro rilancio e la capacità di ricollocarli al centro di un dibattito culturale nazionale e europeo sulla Natura. Le associazioni ambientaliste non si sottrarranno a questa sfida ed intendono essere protagoniste di un grande dibattito sul futuro dei Parchi e delle aree protette che parte proprio con il documento inviato ai senatori che si accingono a discutere della riforma. Il Senato e lo stesso Governo ascoltino la nostra voce.
Elenco delle Associazioni ambientaliste che hanno sottoscritto il documento inviato ai senatori:
Associazione Ambiente e Lavoro
AIIG – Associazione Insegnanti di Geografia
Club Alpino Italiano
Centro Turistico Studentesco
Ente Nazionale Protezione Animali
FAI – Fondo Ambiente Italiano
Greenpeace Italia
Gruppo di Intervento Giuridico
Italia Nostra, LAV – Lega Antivivisezione
Legambiente
Lipu
Marevivo
Mountain Wilderness
Pro Natura
SIGEA
WWF Italia

DOCUMENTAZIONE

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L’Agenda ambientalista per la ri-conversione ecologica del Paese contiene proposte per una strategia d'intervento nei seguenti ambiti: Energia e clima; Trasporti e infrastrutture; Consumo del suolo; Difesa del suolo; Bonifiche; Biodiversità e aree protette; Mare; Montagna; Beni culturali e paesaggistici; Agricoltura; Turismo e ambiente; Ministero dell'Ambiente; Diritti e delitti ambientali; Andare oltre il PIL; Informazione ed educazione ambientale.

Presentata l’11 dicembre 2014 a Delrio a Palazzo Chigi l’Agenda ambientalista
per la ri-conversione ecologica del Paese
La giusta considerazione della dimensione ecologica nelle scelte di politica economica deve dar vita ad un nuovo Patto sociale basato sulla qualità, l’efficienza e la sostenibilità per far uscire il Paese dalla crisi. Bisogna mettere fine all’inazione, c’è bisogno di un programma collegiale e unitario del Governo che individui azioni innovative per garantire il benessere degli italiani e lo sviluppo del Paese dando valore alla ricchezza del suo capitale naturale la più ricca biodiversità d’Europa) e superando il deficit ecologico che sta diventando un handicap per il rilancio dell’economia. E’ un deficit che, ad esempio, si rileva dalle 16 procedure d’infrazione comunitarie ancora aperte in campo ambientale (fonte: Dipartimento Politiche europee della Presidenza del Consiglio) e dalle emergenze nazionali relative a singoli casi come Ilva, Eternit, Vado Ligure o di sistema come la cementificazione e il dissesto del territorio, la gestione dei rifiuti, le bonifiche e la qualità delle acque.

Questo chiedono al Governo 16 Associazioni ambientaliste riconosciute, presentando al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio l'“Agenda ambientalista per la ri-conversione ecologica del Paese”: 55 proposte sui 15 filoni tematici salienti per il rilancio del Paese: clima e energia; trasporti e infrastrutture; consumo del suolo; difesa del suolo; bonifiche; biodiversità ed aree protette; mare; montagna; beni culturali e paesaggistici; agricoltura; turismo e ambiente; Ministero dell’ambiente; diritti e delitti ambientali; andare oltre il PIL; informazione e educazione ambientale. L’Agenda verrà successivamente presentata dal cartello delle associazioni anche alle forze economiche e sociali. Sui contenuti dell’Agenda le Associazioni ambientaliste, considerando come positiva l’apertura al dialogo da parte del Governo, chiedono che si possa avere un confronto più approfondito progressivo nel merito delle soluzioni proposte.

Le Associazioni ricordano come l’ecologia sia già parte integrante dell’economia europea: sono 5 milioni i posti di lavoro che potrebbero essere creati in Europa conseguendo gli obiettivi dell’Unione Europea al 2020 su clima e energia (fonte: Commissione Europea, 2012) e sono già oggi 14,6 milioni i posti di lavoro assicurati dalla biodiversità e dai servizi ecosistemici (Commissione Europea, 2011).In Italia, come documentato nel Rapporto GreenItaly 2014, elaborato da Unioncamere e dalla Fondazione Symbola, emerge che alla green economy si devono 101 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,2% dell’economia nazionale e che i cosiddetti green jobs sono oggi in Italia più di 3 milioni.


All’incontro con Delrio sono intervenuti: Donatella Bianchi, presidente WWF Italia; Norberto Canciani, segretario nazionale Associazione Ambiente e Lavoro; Andrea Carandini, presidente FAI; Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente; Gino De Vecchis, presidente AIIG; Mauro Furlani, presidente Federazione Pro Natura; Giuseppe Gisotti, presidente SIGEA; Rosalba Giugni, presidente Marevivo; Domenico Iannello, presidente CTS; Franco Iseppi, presidente TCI; Ennio La Malfa, presidente di Accademia Kronos; Umberto Martini,  presidente generale CAI; Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU; Giulietta Pagliaccio, presidente FIAB; Andrea Purgatori,presidente Greenpeace Italia; Graziella Zavalloni, presidente LAC

Problematiche in materia di tutela e controllo ambientale e di salvaguardia del patrimonio naturalein seguito alle disposizioni della legge 7 aprile 2014 n. 56. Proposte urgenti per Governo e Osservatorio Nazionale

Le scriventi Associazioni, unite nel Tavolo di coordinamento che ha elaborato l’Agenda ambientalista, portano alla Loro attenzione e a quella dei soggetti istituzionali maggiormente coinvolti, la grave situazione determinatasi, su diverse materie ambientali, con la legge 56/2014 relativa al passaggio di funzioni dalle Province ad enti diversi, nonché con altre normative correlate. La situazione rappresenta un grave vulnus a contesti importantissimi di tutela ambientale quali la vigilanza, la gestione e conservazione del territorio naturale, la cura della fauna selvatica e altro ancora, e richiede interventi urgenti che pongano un rimedio straordinario in attesa di un compiuto ed efficace riordino delle competenze. Riordino che, a nostro avviso, deve tenere conto della necessità che funzioni prima svolte dalle province vengano affidate ad altri Enti che già svolgono funzioni similari permettendo di semplificare e rendere più razionale ed efficace la gestione di molte materie ambientali. E’ auspicabile, ad esempio, che per le autorizzazioni ambientali non si ripetano duplicazioni di competenze tra diversi livelli istituzionali, e queste non si confondano con funzioni di controllo che devono essere demandate a organismi specifici. Ad esempio, la gestione dei siti natura 2000 andrebbe demandata alle aree protette nazionali o regionali, per quei siti che ricadono interamente o parzialmente nel territorio dell’area protetta, sono ad essa contigui o in prossimità della stessa. Alternativamente e comunque per gli altri siti, la gestione dovrebbe far capo alla Regione, ente in grado di avere una visione d’insieme degli obiettivi della rete. È comunque da evitare la parcellizzazione della gestione dei siti come quella che verrebbe determinata dal suo affidamento ai comuni, che per numerose ed evidenti ragioni (risorse umane, competenze specifiche, scala geografica) non sono idonei ad occuparsi della materia, come per altro dimostrato dalle difficoltà già riscontrate con i processi autorizzativi. A seguire, una sintesi della situazione e una serie di proposte, che ci permettiamo di definire urgenti, da attuare in sede governativa ovvero da sottoporre all’Osservatorio Nazionale per l’attuazione della legge “Delrio” 56/2014.

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Problematiche in materia di tutela e controllo ambientale e di salvaguardia del patrimonio naturale in seguito alle disposizioni della legge 7 aprile 2014 n. 56. Proposte urgenti per Governo e Osservatorio Nazionale

Caro Ministro Galletti,
come lei sa, all’inizio di quest’anno abbiamo apprezzato l’intento del Presidente del Consiglio Matteo Renzi di dotare il Paese di un “Green Act”.
Abbiamo auspicato subito un provvedimento che contenesse misure innovative per la ri-conversione ecologica del Paese, capace di delineare visioni e azioni innovative utili ad ispirare un nuovo modello economico, dando un valore al capitale naturale e abbandonando la strada del “business as usual”, come indicato nell’Agenda Ambientalista proposta dalle nostre associazioni.
Quell’annuncio sembrava indicare, finalmente, un serio impegno collegiale del Governo per rispondere con coraggio e capacità propositive anche alle sfide poste su scala internazionale in occasione delle conferenze della parti sullo sviluppo sostenibile, i cambiamenti climatici e la Convenzione sulla biodiversità e, per procedere con determinazione sulla strada indicata, in primis, dalla Strategia Europa 2020.
Con questo spirito abbiamo affrontato il confronto con la Segreteria tecnica che si è articolato in tre successivi incontri, l’ultimo dei quali il 19 ottobre scorso, e nell’esame di due documenti preparatori del Green Act, abbiamo apprezzato la disponibilità di questo Ministero, non solo al confronto con le nostre sedici Associazioni ma all’ascolto e all’accoglimento di alcune delle proposte contenute nell’Agenda Ambientalista.
Come chiariremo qui di seguito, alla luce di questo percorso, troviamo che ancora ci sia molto da fare, soprattutto nel capire quale forma o meglio quali forme, di carattere normativo e/o regolamentare potrà avere il Green Act e quale sia l’oggetto che verrà posto prima all’attenzione degli stakeholder e poi della consultazione popolare.
Come ci è stato chiarito dal professor Medaglia, sappiamo che il gruppo di lavoro ministeriale che sta lavorando sul Green Act è stato rafforzato e che sono state affidate ad ENEA e ISPRA valutazioni sugli effetti economico-finanziari delle misure abbozzate, ma ci domandiamo nel contempo come questo sforzo possa tradursi produttivamente, data l’ampiezza e il grado solo iniziale di definizione delle numerose suggestioni in esso contenute, in disposizioni normative opportunamente selezionate, che abbiano, se da prevedere, le necessarie coperture o di cui sia delineato chiaramente l’effetto positivo per i conti pubblici.
Come già accennato, abbiamo ovviamente apprezzato che, a cominciare dall’introduzione, alcuni degli argomenti e degli interventi da noi suggeriti siano stati considerati e/o accolti nelle bozze del documento preparatorio su tematiche quali energia, clima, trasporti, mobilità, biodiversità ed aree protette.
Nel contempo, consapevoli ovviamente della vostra necessità di mediare tra i vari portatori di interesse, ci permettiamo di rilanciare alcune delle proposte da noi suggerite, che potrebbero caratterizzare un’azione maggiormente innovativa del Ministero e che non sono state considerate nelle bozze a noi consegnate.
Un’azione più incisiva del Ministero, solo per citare alcuni aspetti:

- Nel contribuire a definire una nuova strategia energetica nazionale e una roadmap per la decarbonizzazione e per l’uso efficiente delle risorse con obiettivi chiari e conseguibili al 2020 e al 2030 e tendente al 100% rinnovabili entro il 2050;

- Nel contribuire a definire un Piano Nazionale della Mobilità che porti a superare lo squilibrio modale in atto, a intervenire prioritariamente nelle aree urbane e a ridurre significativamente e progressivamente le emissioni di gas serra;

- Nel superare alcune distorsioni normative nel settore delle bonifiche che consentono di non individuare con chiarezza le responsabilità, anche penali, degli operatori economici disonesti;

- Nel contribuire a definire in agricoltura divieti espliciti all’uso di pesticidi a tutela della biodiversità e della salute umana, di prodotti fitosanitari nocivi per le api e altri impollinatori e provvedimenti coraggiosi relativi alla coltivazione di OGM:

- Nel ricomprendere tra le priorità di intervento nell’impiego delle risorse europee della nuova programmazione 2014-2020 le zone interne e le aree di montagna, con un’attenzione per l’Arco alpino agli obiettivi declinati nella Strategia dell’Unione Europea per la regione alpina (EUSALP);

- Nell'intervenire in modo rapido ed efficace a difesa delle Direttive Habitat e Uccelli, assicurando una positiva soluzione delle procedure di infrazione, incluse le procedure Pilot.

Notiamo poi l’assenza di impegni chiari sulla tutela del mare, uno dei campi prioritari di intervento del Ministero, nel rafforzare la gestione ordinaria e la capacità di intervento, in rete, delle Aree Marine protette e adottare le misure necessarie in attuazione della Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino e della Politica Comune della Pesca.
 Certo, un intervento a così ampio spettro (per non parlare di temi come l’educazione ambientale o il turismo sostenibile), come questo Ministero sa perfettamente, o è sostenuto dalla collaborazione piena di altri dicasteri o semplicemente non è. Da qui il vostro impegno a fare in modo che ci sia una piena assunzione di responsabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Impegno comprensibile ma che deve, a nostro avviso, anche considerare in parallelo la possibilità di concepire e delineare, anche solo nell’ambito delle competenze proprie di questo Ministero, alcune, significative disposizioni e interventi, che diano il segnale di una coraggiosa inversione di tendenza rispetto ad un modello economico “business as usual”, non solo inefficiente dal punto di vista ambientale ma improduttivo, come insegna l’elaborazione, non solo normativa, in corso su scala comunitaria sulla “circular economy”.
Su come lanciare subito coraggiosi segnali al Paese di un’inversione di tendenza rispetto ad un indirizzo economico basato ancora oggi in prevalenza sugli sprechi e sull’inefficienza del Sistema e su disagi, anche pesanti, che vanno ad incidere sulla qualità della vita, dell’ambiente e della salute dei cittadini vorremmo avere un confronto con lei e con gli uffici competenti.


I presidenti delle 16 Associazioni promotrici dell’Agenda Ambientalista

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CHI SIAMO

Associazione Ambiente e Lavoro fondata da Rino Pavanello è una Associazione, senza scopo di lucro, riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente...

[continua]