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Un indagine sulla mobilità dei dipendenti degli enti del SNPA valuta l'impatto positivo dello smart working sull'ambiente

Un piccolo sondaggio condotto tra i dipendenti di tutte le Agenzie ambientali regionali e provinciali e Ispra ha consentito di approfondire la conoscenza sulle abitudini di mobilità del personale e di stimare il contenimento delle emissioni di anidride carbonica.

Dossier Ambiente n. 123
Con l’inizio del lockdown per l’emergenza COVID, negli ultimi mesi anche gli enti del Snpa hanno dovuto adottare rapidamente modalità di lavoro a distanza.

Un brusco cambiamento di abitudini che ha generato, soprattutto all’inizio, non poche difficoltà, ma che man mano ha mostrato anche i lati positivi del cosiddetto smart working. Fra questi anche alcuni di carattere ambientale, come il vantaggio rappresentato dal risparmio delle emissioni di inquinanti dovute ai viaggi casa-lavoro.

Per valutarne il beneficio su scala nazionale è stato condotto un piccolo sondaggio interno a cui, sui 10.480 dipendenti (all’1.1.2020) di tutte le Agenzie ambientali regionali e provinciali e Ispra, hanno risposto in 3.907. Un campione sufficientemente ampio per consentire di approfondire la conoscenza sulle abitudini di mobilità del personale e di stimare il contenimento delle emissioni di anidride carbonica (principale climalterante) nel periodo preso in esame.

Nonostante sia necessaria un’ulteriore riflessione sull’efficacia e sulla concreta valenza organizzativa di questa esperienza di lavoro agile, magari attraverso un eventuale questionario ad hoc, il sondaggio ha dunque mostrato una fotografia ben precisa di come, almeno sull’aspetto legato alla mobilità, i dipendenti si sono relazionati con la nuova modalità lavorativa.

Limitandoci, quindi, alla stima delle emissioni risparmiate possiamo partire dalle abitudini dei dipendenti del Snpa: il 39% percorre meno di 12 Km (andata/ritorno) per viaggio e circa un quinto (21%) fa oltre 48 Km.

Il mezzo preferito normalmente dai dipendenti Snpa per raggiungere le 226 sedi di lavoro è l’auto (79%), seguito dai mezzi pubblici.

Per calcolare i quantitativi di emissioni risparmiate sono stati utilizzati i fattori di emissione pubblicati da Ispra per i trasporti distinguendo il mezzo privato da quello pubblico e si sono poi stimati quelli relative ad ogni agenzia sulla base delle risposte complessivamente fornite, trascurando il fatto che alcune abbiano avuto un tasso di risposta superiore ad altre.

Qualche considerazione: Ispra è l’ente che ha risparmiato di più, probabilmente a causa dell’elevato numero di dipendenti e della presenza di sole 8 sedi, il che comporta un gran numero di spostamenti anche a lungo raggio. Per contro, Arpae Emilia-Romagna ha quasi lo stesso numero di dipendenti ma ben 43 sedi, il che comporta probabilmente viaggi più brevi. Naturalmente, minore è il numero di dipendenti minore il numero di viaggi.

Rapportando il dato pro-capite rispetto al numero di dipendenti, si osservano valori un po’ più allineati, dovuti probabilmente all’effetto combinato della distanza con l’uso del mezzo privato e del numero di giorni di lavoro da casa.

L’indagine condotta ha consentito di stimare un risparmio complessivo di 1884 t di CO2 nel periodo marzo-maggio.

La CO2 risparmiata dai dipendenti Snpa nel periodo di lockdown è la stessa che avrebbero risparmiato 269 dipendenti se avessero deciso di vivere completamente a emissioni zero. Oppure, se tutti i 10.480 dipendenti del Snpa avessero piantato 18 alberi a testa, o mangiato 31400 Kg di carne in meno, o ancora percorso 16 milioni di Km in meno con la propria auto.

Fonte: SNPA