27 aprile 2007: celebrata la “Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro”

La tragedia delle morti sul lavoro è una piaga che dilaga nel mondo: ogni anno muoiono 2,2 milioni di persone a causa di incidenti sul lavoro o malattie professionali ed è addirittura superiore ai 270 milioni il numero totale degli infortuni.

E’questa la stima che fa l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Office) che calcola anche 160 milioni di nuovi casi di malattie professionali ogni anno e che spinge la concezione di lavoro “dignitoso” possa costituire finalmente il vero strumento di prevenzione contro il dilagare di questa malattia sociale.
In occasione della “Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro” – che si è svolta il 27 aprile scorso – l’OIL ha lanciato un nuovo appello affinché, tramite l’applicazione delle norme internazionali del lavoro riconosciute in tutto il mondo, venga ridotto il numero degli incidenti e delle malattie professionali.
Anche perché oltre al dramma per la perdita di vite umane, il fenomeno degli incidenti sul lavoro produce una notevole perdita economica: è così alta che è pari al 4% del PIL mondiale ed equivale a 20 volte l’ammontare complessivo dell’aiuto ufficiale allo sviluppo al livello mondiale.
Nel nuovo Rapporto pubblicato in occasione della Giornata mondiale, l’OIL ribadisce quindi la necessità di avviare e garantire tutte quelle buone pratiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro: e cioè denuncia degli incidenti e delle malattie professionali, le ispezioni e il rispetto delle norme.
“Gli incidenti non sono intrinseci al lavoro. L’esperienza dimostra che la maggior parte di questi si possono evitare. C’è bisogno dell’impegno dei governi, degli imprenditori e dei lavoratori per attuare sistematicamente le buone pratiche di prevenzione a livello nazionale e a livello dell’impresa” sostiene Sameera Maziadi AlTuwaijri, la nuova direttrice del programma ILO per la sicurezza sul lavoro.
Il Rapporto dell’ILO, infatti, fa qualcosa di più che evidenziare i costi della mancata sicurezza: evidenzia il legame tra lavoro “dignitoso” e salute sul lavoro.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha optato per un approccio sistematico alla sicurezza con l’adozione nel 2006 della Convenzione sul quadro promozionale per la sicurezza e la salute sul lavoro: in questo documento si incoraggia l’impegno politico a sviluppare strategie nazionali per promuovere il miglioramento delle condizioni di sicurezza e prevenire lesioni, malattie e decessi legati al lavoro. E si invitano i governi ad adottare “misure necessarie a creare progressivamente ambienti lavorativi salubri e sicuri”.
Per quanto riguarda più specificatamente le malattie professionali, ci preme citare quanto ha dichiarato il Presidente dell’ANMIL, Mercandelli, in occasione di un Congresso organizzato dall’ANMIL Lombardia su “Le malattie professionali: migliorare il riconoscimento e la tutela” che “Sono 192.111 al 31 dicembre 2006 i lavoratori italiani che hanno contratto una malattia professionale che ha provocato loro una disabilità grave o gravissima riconosciuta dall’INAIL e indennizzata con una rendita permanente; un dato di grandissimo allarme se si considera che si tratta del 22,3% di tutte le rendite pagate dall’INAIL e che il dato sale oltre il 25% se si considerano le 41.157 rendite in pagamento alle vedove ed agli orfani dei deceduti per malattia professionale al 31 dicembre 2006”.
Ci sembra opportuno riportare nel link, oltre le dichiarazioni di Mercandelli anche la Lettera di appello che un gruppo di RLS ha inviato al Presidente della Repubblica, Napolitano, sulla grave situazione degli infortuni e morti sul lavoro che ogni giorno si verificano nel nostro paese.

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