Il lavoro para-subordinato a rischio di precarietà – Rapporto IRES-CGIL

Con questo titolo, il 26 ottobre scorso è stata presentata l’indagine, dall’IRES (Istituto di Ricerche economiche e sociali) della CGIL, sulle condizioni di lavoro, sui percorsi e sulle prospettive dei lavoratori e delle lavoratrici con contratto di collaborazione, dove si evidenzia la scarsa autonomia, dipendenza economica e mancanza di prospettive. Il rapporto sottolinea che il 58% i lavoratori atipici non arrivano ai 10mila euro all’anno.

La ricerca è stata promossa da NIdiL-CGIL e realizzata dall’IRES, Istituto di Ricerche Economiche e Sociali. Il lavoro è stato realizzato da Elena Como, con il coordinamento scientifico di Giovanna Altieri. Le interviste sono state realizzate tra giugno e luglio del 2006 da Gianluca De Angelis, Ruggero Piccolo e Francesca Tota. L’analisi del lavoro atipico in Italia ci offre una fotografia nitida di un universo complesso e contraddittorio.
L’indagine, infatti offre un quadro descrittivo dell’universo para-subordinato, un fenomeno quasi esclusivamente italiano, che è cresciuto esponenzialmente negli ultimi dieci anni nel solco di una ambiguità fino ad oggi non risolta, quella di un lavoro in bilico tra il lavoro dipendente standard e il lavoro autonomo vero e proprio.
Come si legge nella Introduzione alla ricerca, si tratta di una realtà assai contraddittoria e variegata, difficilmente classificabile e riconducibile a un unico modello, ma che nel tempo ha finito per produrre un diffusa balcanizzazione del mercato del lavoro, che da un lato, ha lasciato privi di diritti e di tutele quelle nuove forme di lavoro che andavano emergendo nella trasformazione post-fordista dell’economia –soprattutto le figure professionali più qualificate nell’area delle consulenze tecniche e gestionali, nella formazione e nella ricerca, dall’altro, ha reso possibile l’uso indebito della collaborazione, soprattutto per i lavori più esecutivi e meno qualificati, quelli in cui il lavoratore non può di fatto essere considerato autonomo, noln possedendo gli strumenti di lavoro, non potendo quasi mai decidere liberamente orari e ritmi di lavoro, non avendo modo di contrattare la propria retribuzione ed essendo sottoposto nella stragrande maggioranza dei casi a un controllo organizzativo reso ancora più forte dalla assenza di diritti.
Nel tempo questa atipicità del sistema italiano ha consentito alle imprese un utilizzo a basso costo della manodopera determinando – tanto per le figure professionali più qualificate tanto per quelle più esecutive –una progressiva individualizzazione del rapporto di lavoro e una condizione di crescente ricatto dei lavoratori e delle lavoratrici all’interno dei luoghi di lavoro, con effetti anche sui loro percorsi esistenziali e sulle loro prospettive di vita e di lavoro. Tutto ciò è avvenuto in assenza di una proposta legislativa organica, che non fossero gli articoli 61-69 del decreto 276/2003, applicativo della legge 30, che di fatto non ha prodotto effetti di stabilizzazione e ha lasciato inalterato l’utilizzo delle collaborazioni, limitandosi a cambiarne il nome (dalla co.co.co al lavoro a progetto) a incentrare l’utilizzo improprio della partita IVA e a limitare quello della collaborazione occasionale.
Si deve sottolineare che su questo problema il Presidente della Repubblica ha manifestato il proprio allarme, invitando il Parlamento ad occuparsi dei lavoratori precari.

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