Amianto: Marinaccio, INAIL: 15.845 i mesoteliomi per amianto tra il 1993 e il 2008.

Presentati a Venezia nella seconda Conferenza governativa sull’amianto e le patologie correlate i dati dell’ultimo Rapporto del ReNaM: dal 2005 al 2008 circa 6mila i soggetti ammalati a causa dell’esposizione all’asbesto. Ma la fase di crescita della patologia si sta attenuando. L’edilizia è il settore più colpito

Sono 15.845 i mesoteliomi maligni – cioè i tumori dovuti all’esposizione all’amianto – rilevati in Italia tra il 1993 e il 2008.

I dati del quarto rapporto del ReNaM (Registro nazionale dei mesoteliomi) sono stati presentati oggi a Venezia, nel corso della II Conferenza sull’amianto e le patologie correlate.

Di questi casi – rilevati durante l’intero periodo di attività del registro – circa 12mila sono stati analizzati in rapporto alle diverse modalità di ‘contatto’ con la fibra killer:
il 69,3% è dovuto a cause professionali,
– il 4,4% ha un’origine familiare
(per esempio, l’inalazione dell’asbesto durante il lavaggio di tute da lavoro impregnate della sostanza cancerogena),
il 4,3% ambientale
– l’1,6% per un’attività extralavorativa di svago o hobby.

Nel 20,5% dei casi l’esposizione è improbabile o ignota.

Oltre 6mila casi in più rispetto ai dati del III rapporto.

“Rispetto al dato aggiornato al 2004 cui si faceva riferimento nel precedente rapporto (9.200 casi), l’incremento è dovuto al verificarsi di circa mille e quattrocento nuovi casi l’anno – spiega Alessandro Marinaccio, ricercatore presso il Dipartimento di medicina del lavoro Inail Ricerca e responsabile del ReNaM.

Ma i dati presentati nel nuovo rapporto confermano le previsioni di qualche anno fa: si intravede l’inizio di un’attenuazione del ritmo di crescita della malattia.

La fase di crescita, secondo le nostre previsioni, si sta attenuando: si arriverà a una soglia, o picco, attorno al 2015, e per i prossimi anni prevediamo un assestamento delle patologie”.

Nell’edilizia il numero più alto.
Lo scenario delineato nel rapporto individua un tasso di incidenza della malattia pari a 3,5 casi ogni 100mila uomini e a 1,4 casi ogni 100mila donne, con una ‘latenza’ – ovvero il periodo che intercorre tra l’esposizione e la manifestazione della patologia – di circa 40 anni. L’età media d’insorgenza dei mesoteliomi si attesta attorno ai 69 anni, salvo una percentuale ridotta (il 2,3% del totale dei casi) per cui il male si manifesta prima dei 45 anni. Un altro dato da valutare con attenzione è relativo all’insorgenza della malattia in rapporto al settore economico in cui operava il lavoratore. “Le ricerche hanno evidenziato – spiega Marinaccio – che, rispetto al totale dei casi di malattia da esposizione professionale, solo il 2% si riscontra nell’industria del cemento amianto, peraltro ormai inesistente in Italia dal momento che nel nostro paese l’amianto è stato messo al bando nel ’92. Vi sono altri settori, invece – come quello edilizio – a cui si deve il 15% circa dei casi e dove oggi si registra il più alto numero di ammalati. Pensiamo, per esempio, ai soggetti che potrebbero essere esposti all’amianto durante la demolizione di parti di un edificio o durante una ristrutturazione edilizia in cui si viene a contatto con l’agente cancerogeno”.

Grazie al ReNaM possibile individuare i rischi emergenti.

Fonte: INAIL

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