Associazione ambiente e lavoro

CIIP e SNOP presentano l’articolo “Le impronte ambientali dei Data Center” di Giovanna Sissa

Presentato sui siti della Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione e della Società Nazionale Operatori della Prevenzione l’articolo “Le impronte ambientali dei Data Center” di Giovanna Sissa, occasione per aprire uno spazio di confronto e discussione sui problemi generali e i rischi specifici connessi all’attività di queste infrastrutture.

 

Presentazione di Giulio Andrea Tozzi – SNOP e Susanna Cantoni – CIIP dell’articolo “Le impronte ambientali dei Data Center” di Giovanna Sissa, autrice del volume “Le emissioni segrete. L’impatto ambientale dell’universo digitale” (il Mulino, 2024) vincitore del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica Giancarlo Dosi 2025 – Sezione Scienze dell’Ingegneria e dell’Architettura.

Con l’articolo di Giovanna Sissa che illustra quali sono i problemi generali e i rischi connessi all’attività dei Data Center, apriamo uno spazio dedicato al tema, sia per raccogliere documentazione utile per chiunque dovrà occuparsi dei problemi connessi al loro insediamento e funzionamento, sia per aprire uno spazio di confronto e discussione sulla disordinata produzione normativa nazionale e regionale, di cui Medicina Democratica ha di recente pubblicato un’attenta disamina.
La tumultuosa espansione di questi impianti, cardine anche dello sviluppo dei programmi di Intelligenza Artificiale, pone rilevanti problemi di riscaldamento locale, compatibilità ambientale, spreco di territorio, enorme consumo di energia e di acqua impiegata per il raffreddamento delle macchine.
Nella stragrande maggioranza dei casi, questi nuovi insediamenti avvengono, peraltro, senza un’adeguata informazione e un adeguato confronto con le comunità locali, provocando giuste allarmate reazioni da parte delle popolazioni costrette, loro malgrado, alla convivenza con attività molto impattanti sull’ambiente e sulla vita dei cittadini.
Sottolineiamo inoltre, con Nathan Ensmenger, che le inquietudini alla base di tali giuste proteste ci hanno finalmente fatto riconoscere in queste anomale fabbriche l’oggettivazione di qualcosa che fino ad ora era rimasto quasi nascosto, ma che ora dobbiamo e possiamo affrontare con decisione. Internet, il Cloud, il Calcolo, le entità impalpabili che costituiscono il ciclo produttivo dei Data Center, che, avendo incontrato finora solo deboli resistenze, stanno modificando da decenni non solo l’ambiente locale circostante agli impianti, ma tutto il sistema di rapporti di lavoro, relazioni individuali e sociali, risorse energetiche e ambientali, delocalizzazioni produttive, posizioni politiche nazionali e internazionali. Sono notizie recenti l’allarme suscitato dall’intenzione di decine di produttori di PFAS di inserirsi nel mercato dei Data Center, e per l’azione di organizzazioni sindacali (OPEIU) e di alcuni democratici statunitensi per una moratoria sulla costruzione di nuovi Data Center. Anche da noi, Federico Fubini ci sollecita sulle conseguenze finanziarie derivanti dalla temuta contrazione dei posti di lavoro causata dall’IA.
Organismi internazionali e quotidiani come The Guardian e altri danno voce alle sempre più estese campagne e azioni di protesta negli USA e in Europa.
Anche in Italia stanno manifestandosi reazioni per progetti di Data Center in aree dismesse, ex Pininfarina a Grugliasco, miniere nel Trentino, ex Manifattura Tabacchi, ma anche in terreni vergini, in Puglia, e, in modo particolarmente massiccio, in Lombardia, Regione che per prima si è già dotata di una discutibile normativa specifica (LR n.11 del 03.06.2026).
Auspichiamo che le informazioni che qui riporteremo possano fornire spunti di riflessione ai colleghi delle Amministrazioni Pubbliche (Comuni, Regioni) e dei Dipartimenti di prevenzione (ASL) e Ambientali (ARPA), oltre che alle Organizzazioni sindacali e politiche che si trovano a dover affrontare, questi nuovi e rilevanti problemi di impatto industriale sui loro territori.

Fonte: CIIP

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