Pubblicato sul sito del movimento Tobacco Endgame, di cui Associazione Ambiente e Lavoro è organizzazione aderente, un articolo sul mancato obiettivo del deficit pubblico e i profitti delle multinazionali del tabacco.
È un duro colpo per un esecutivo che aveva fondato parte della sua credibilità sulla tenuta dei conti pubblici. Dopo aver accusato l’ISTAT e il Superbonus, la realtà dei numeri mostra un’altra criticità: l’acquiescenza verso un’industria supportata indipendentemente dal costo sociale del suo business.
Di quanto è stato mancato l’obiettivo? In termini relativi parliamo di un solo punto decimale che, secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici di Cottarelli, corrisponde a circa 1,64 miliardi di euro. Mentre l’Italia annaspa c’è però chi macina profitti da record, i bilanci dell’industria del tabacco in Italia sono infatti in forte crescita trainati dall’aumento dei prezzi e dal boom dei prodotti senza combustione, nonostante il calo delle sigarette tradizionali.
I numeri del settore:
– Crescita globale. Il fatturato è salito da 18,5 miliardi (2019) a quasi 22 miliardi di euro;
– Tabacco riscaldato. I prodotti a tabacco riscaldato sfiorano ormai il 20% dei volumi;
– Rincari. I listini dei prodotti da fumo sono aumentati dell’11% dal 2019 cioè meno del costo della vita rendendoli più accessibili.
Per restare sotto la soglia del 3% di deficit, sarebbe bastato eliminare i vantaggi fiscali garantiti ai nuovi prodotti del tabacco. Secondo le stime di Tobacco Endgame e Altroconsumo, lo sconto sulle accise per il tabacco riscaldato costa allo Stato circa 1,5 miliardi di euro di mancate entrate ogni anno.
In alternativa oppure si sarebbero potute aumentare le accise generali, accogliendo gli appelli urgenti degli oncologi dell’AIOM e di benemerite fondazioni come l’AIRC e la Fondazione Veronesi.
La salute dei cittadini o i profitti delle multinazionali: da che parte deve stare lo Stato?
Fonte: Tobacco Endgame
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