L’Associazione Italiana di Epidemiologia pubblica una lettera aperta sul tema delle certificazioni sanitarie per il trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
L’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) pubblica sul proprio sito una lettera aperta sul tema delle certificazioni sanitarie per il trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio.
Alla luce delle evidenze sugli effetti della detenzione amministrativa sulla salute, e in continuità con le iniziative già promosse da società scientifiche e organizzazioni della società civile, la lettera richiama la necessità di tutelare l’autonomia del giudizio medico e il diritto alla salute di ogni persona, sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
Scrive l’Associazione Italiana di Epidemiologia:
«Il 16 settembre 2026 la Procura di Ravenna ha disposto perquisizioni nei confronti di oltre venti medici, in diverse città italiane, nell’ambito di un’inchiesta sul rilascio di certificazioni sanitarie a persone destinate ai Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
Senza entrare nel merito della vicenda legale e nel pieno rispetto del lavoro dell’autorità giudiziaria, esprimiamo vicinanza alle professioniste e ai professionisti coinvolti/e e riteniamo necessario richiamare alcuni principi.
L’articolo 32 della Costituzione riconosce la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. La tutela della salute riguarda dunque ogni persona, qualunque sia la sua cittadinanza o condizione giuridica.
La valutazione della compatibilità delle condizioni di salute con il trattenimento deve tenere conto delle evidenze sui danni che il trattenimento amministrativo può produrre.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha evidenziato che la detenzione delle persone migranti può avere conseguenze gravi sulla salute, soprattutto mentale, con effetti che possono peggiorare con il prolungarsi del trattenimento e persistere dopo il rilascio, motivo per cui l’OMS raccomanda di privilegiare alternative al trattenimento. Il potenziale patogeno del contesto detentivo costituisce pertanto un elemento rilevante della valutazione clinica individuale.
Il position paper dell’Associazione Italiana di Epidemiologia e della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni sugli effetti del Patto europeo su migrazione e asilo richiama questi rischi, estesi alla salute mentale, alle patologie croniche e alle malattie infettive, e le criticità sanitarie legate alle condizioni della detenzione e alle barriere comunicative e assistenziali. Queste evidenze sostengono la necessità di valutazioni accurate, attente anche alle vulnerabilità meno immediatamente riconoscibili.»
(…) continua
Fonte: AIE