Analisi dei residui di fitofarmaci negli alimenti e buone pratiche agricole nel dossier “Stop pesticidi” di Legambiente”

In Italia ancora troppo diffuso l’impiego di sostanze chimiche di sintesi. Il dossier “Stop pesticidi 2021” di Legambiente, realizzato in collaborazione con Alce Nero, illustra un’analisi dei residui dei fitofarmaci presenti negli alimenti e propone alcune buone pratiche agricole d’esempio.

Il dossier Stop pesticidi 2021, realizzato da Legambiente in collaborazione con Alce Nero, come ogni anno, fotografa la situazione in Italia in merito all’utilizzo di pesticidi in ambito agricolo. In Italia, l’impiego di sostanze chimiche di sintesi, utilizzate per proteggersi da piante infestanti, insetti, funghi e dal possibile sviluppo di malattie biotiche, è ancora estremamente diffuso, nonostante sia possibile ricorrere a tecniche di intervento o prevenzione alternative, tra cui l’applicazione di corrette pratiche di gestione agronomica, l’utilizzo di organismi competitori e di fitofarmaci di origine naturale.

L’emergenza sanitaria globale che stiamo attraversando ci obbliga, ancora di più di ieri, a tenere in forte considerazione lo stretto legame di causa ed effetto che esiste tra esseri umani e Pianeta. Purtroppo, in Italia, pur assistendo a una diminuzione dell’utilizzo di tali sostanze nel corso degli anni, si continua a registrarne un utilizzo ancora significativo, come evidenziano i dati raccolti nel 2020. Andare avanti su questa strada significa mettere a repentaglio la salute umana e quella dell’intero ecosistema.

Il nuovo dossier Stop Pesticidi ha preso in considerazione 2.519 campioni di alimenti di origine vegetale, includendo anche i prodotti derivati da apicoltura, pur se non appartenenti propriamente alla categoria, di provenienza italiana ed estera.

Dal dossier, che raccoglie i dati del 2020, nonostante emerga una percentuale bassa di campioni irregolari, cioè con principi attivi oltre le soglie consentite pari all’1,39% di quelli totali, c’è da dire che solo il 63% di campioni analizzati è regolare e senza residui di pesticidi. A preoccupare è il restante 35%, relativo a quei campioni regolari ma contenenti uno o più residui di pestidici, seppur nei limiti di legge. Contate 97 sostanze attive differenti: un campione di pere con 12 residui, uno di ciliegie con 10 residui, uno di prugna con 9 residui, quest’ultimo considerato irregolare a causa del superamento dei limiti imposti (deltamethrin) e per utilizzo di sostanze non autorizzate (dimethoate e omethoate). In linea con il trend degli anni passati, la frutta si conferma la categoria in cui si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari con uno o più residui, osservando come nel 53,59% dei casi sono presenti tracce di almeno una sostanza attiva. In questa categoria, gli alimenti che presentano una maggior presenza di fitofarmaci sono l’uva da tavola (85,71%), le pere (82,14%), le fragole (71,79%) e le pesche (67,39%). Questi sono anche i prodotti a maggior contenuto di multiresiduo, che rappresentano rispettivamente il 64,29%, 71,43%, 55,13% e 54,35% dei campioni analizzati. Le maggiori irregolarità sono descritte da campioni di agrumi (3,47%), piccoli frutti (4,44%) e frutta esotica (3,13%).

Nella verdura si osserva una maggior quantità di alimenti regolari senza residui (73,81%), con solo poche tipologie che presentano elevate quantità di fitofarmaci come pomodori (60,20%) e peperoni (48,15%) che risultano tra i più colpiti. Nonostante sia rappresentata da una discreta percentuale di prodotti non contaminati da alcun tipo di pesticida, questa categoria è quella che contiene il maggior numero di irregolarità (1,70% dei campioni totali appartenenti alla suddetta), con campioni di peperoni che addirittura raggiungono il 7,41% tra quelli analizzati. Tra gli alimenti trasformati, invece, il vino e il miele sono quelli con maggior percentuali di residui permessi, contando rispettivamente circa il 39,90% e il 20%.

I dati raccolti nel dossier evidenziano con che la presenza di fitofarmaci è ancora troppo diffusa negli alimenti italiani ed europei. In alcuni campioni alimentari sono addirittura state rinvenute sostanze altamente tossiche, tra queste anche il chlorpyrifos-methyl, il cui utilizzo è stato finalmente vietato nel 2020 dall’Unione europea, ma che l’Italia continua ad adoperare per contrastare gli effetti della cimice asiatica, chiedendo specifiche deroghe per coltivazioni più a rischio, tra cui melo, pero, pesco, nettarine, noce e nocciolo. Sono state, inoltre, rinvenute tracce della sostanza attiva thiophanate-methyl, messa al bando a seguito delle perplessità sollevate da EFSA in merito a lacune nei dati forniti per la valutazione. Riflettori accesi anche sulle tracce di mancozeb, un fungicida ad ampio spettro che causa effetti tossici per la riproduzione e per il sistema endocrino degli esseri umani a causa delle stime di esposizione non alimentare che superano i valori di riferimento per gli impieghi nei pomodori, nelle patate, nei cereali e nelle viti. Ciò, qualora ce ne fosse stato bisogno, conferma il fatto che la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori impiegati nelle attività di produzione non sono sempre rispettate.

Fonte: Legambiente

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