Corte di Cassazione: responsabilità del datore di lavoro per infortunio dovuto a comportamento imprudente del lavoratore

La Suprema Corte nella Sentenza n. 4879 dell’11 Marzo 2015 ha asserito che “compito precipuo del datore di lavoro è non soltanto quello di prevedere l’adozione di specifiche misure di sicurezza atte a garantire la salute dei lavoratori ma anche quello di provvedere all’integrale attuazione delle medesime, come previsto dall’art. 4 del d.p.r. n. 547 del 1995, attraverso la predisposizione di specifici controlli ovvero l’adozione di misure sanzionatone nei confronti dei lavoratori inadempienti.”

La Corte di Cassazione in questa sentenza ha ribadito che “le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tese ad impedire l’insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso. Ne consegue che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l’imprenditore che abbia provocato un infortunio sul lavoro per violazione delle relative prescrizioni, all’eventuale concorso di colpa del lavoratore; con l’ulteriore conseguenza che l’imprenditore è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità e esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, come pure dell’atipicità ed eccezionalità, così da porsi come causa esclusiva dell’evento (cfr., ex plurimis, Cass., 14 marzo 2006, n. 5493; Cass., 24 marzo 2009, n. 9689; Cass. 19494/09; Cass., 25 febbraio 2011, n. 4656; Cass., 4 dicembre 2013, n. 27127).”

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