La disoccupazione, specialmente giovanile, vola al 28,9%, mai così alta.

Il comunicato-stampa dell’Istat del 7 gennaio 2011 riferisce che il tasso di disoccupazione novembre è aumentato ancora, raggiungendo il tasso del 28,9%. Si tratta di un dato record dal 2004.
Secondo l’OCSE, la preoccupazione è che la disoccupazione cresce e rischia di non venire riassorbita nemmeno nel ciclo post-crisi. E i timori della CISL sono che nel 2011 400 mila lavoratori, oggi cassintegrati, rischiano la disoccupazione.

I dati forniti dall’Istat ci dicono che l disoccupazione è ai massimi, ma a preoccupare è soprattutto quella giovanile, che a novembre ha raggiunto il livello record del 28,9%, con un aumento del 2,4% rispetto all’anno precedente, e dello 0,9 su ottobre. Cresce anche il numero dei cosiddetti inattivi, le persone che hanno rinunciato e non possono più cercare lavoro. Nel complesso, le persone in cerca di occupazione sono 2 milioni e 175 mila (+ 5,3% rispetto al novembre del 2009).

I dati Istat, insomma, continuano a scattare la stessa fotografia di un’emergenza nazionale che non sfuma e per la quale, come dicono i sindacati, serve un piano straordinario.
Secondo l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, indicata dal vicesegretario Aart de Geus “La vera sfida, insieme all’attuazione dei programmi di aggiustamento dei deficit pubblici, è costituita dalla disoccupazione, dal rischio di radicamento della marginalità sociale dei disoccupati e di scoraggiamento di chi cerca un lavoro e non lo trova. Non vediamo grandi rischi d’inflazione. Il grande problema è, appunto, la disoccupazione, che scenderà lentamente nei prossimi anni. Temiamo che per l fine del 2012 avremo una disoccupazione (a livello europeo) al 7,5%, una percentuale altissima”.

E se il dato sulla disoccupazione è complessivo, valido per i paesi industrializzati di cui l’OCSE disegna come di una ripresa ancora a rischio in tutta Europa, arriva anche l’allarme CISL relativo all’Italia: nel 2011 400 mila lavoratori, oggi intrappolati nella cassa integrazione, rischiano di divenire disoccupati andando ad ingrossare l’esercito degli attuali di senza lavoro.

Per la maggior parte si tratta – secondo la CISL – di lavoratori delle aziende entrate in crisi nel 2008 con lo scoppio della recessione. La stima è del segretario generale aggiunto Cisl, Giorgio Santini, per il quale serve una svolta nelle politiche per la crescita e per il lavoro, altrimenti la situazione occupazionale, soprattutto in alcuni settori e in alcune aree, è destinata ad aggravarsi.

(LG-FF)

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