Qualità dell’aria, rapporto sugli open data nel mondo

Solo la metà dei Governi del mondo apre i dati sulla qualità dell’aria e consente l’accesso e l’analisi da parte di tutti. Il rapporto di OpenAQ permette di individuare i paesi in cui sarebbe necessario investire in progetti per l’apertura e la pubblicazione dei dati.

La piattaforma open-source OpenAQ, dedicata alla qualità dell’aria, aggrega open data provenienti da stazioni poste in 93 Paesi; questi dati, raccolti da governi e da centri di ricerca, sono relativi a livelli in aria di PM2.5, PM10, ozono, anidride solforosa, biossido di azoto, monossido di carbonio e black carbon. I dati possono essere navigati selezionando un luogo specifico e scaricando i relativi dataset (in formato .csv) o visualizzandoli su una mappa. La missione dell’ONG è dunque promuovere l’accesso alle informazioni sulla qualità dell’aria e combattere la disparità che su questo versante esiste nel mondo.

Un suo nuovo studio è andato ad esaminare i dati provenienti da 11.000 stazioni di monitoraggio dell’aria in 212 Paesi del mondo ed ha analizzato l’accesso e la messa disposizione da parte dei Governi. La valutazione di OpenAQ parte dalla consapevolezza che le informazioni di questo tipo sono fondamentali per progettare, implementare, applicare e valutare l’efficacia delle politiche di controllo dell’inquinamento, ma anche per prevedere come l’inquinamento cambierà nello spazio e nel tempo e per migliorare la comprensione dell’impatto sulla nostra salute e sull’economia.

Insomma dati accessibili sono fondamentali per consentire alla società di migliorare la propria aria e quindi la propria salute. Questo rapporto ci mostra che l’attuale panorama dei dati sulla qualità dell’aria è inadeguato ed esiste una notevole variabilità nel modo in cui questi dati vengono condivisi e nella loro conseguente capacità di essere utilizzati:
– solo la metà dei Governi del mondo produce in qualche modo dati sulla qualità dell’aria e la restante metà rappresenta una popolazione totale di 1,4 miliardi di persone
– solo 4 Governi su 10 condividono i dati in tempo reale, anche se in una forma non completamente aperta;
– 30 sono i Governi che, pur aprendo i dati, non lo fanno in modo trasparente, mettendoli cioè a disposizione non in formato grezzo;
– i Paesi più problematici sono Etiopia, Kenya, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania e Pakistan, dove il livello di inquinamento atmosferico è tra l’altro molto alto.

Fonte: ARPAT

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