Associazione ambiente e lavoro

Segnalibri sostenibili, riflessioni di Rossana Solimeo a partire dalla lettura di “La versione degli alberi” di Stefano Mancuso

Nasce “Segnalibri sostenibili” una nuova rubrica curata da Rossana Solimeo, collaboratrice e amica di Associazione Ambiente e Lavoro. Oggi proponiamo alcune riflessioni a partire dalla lettura di “La versione degli alberi” di Stefano Mancuso.

 

Un libro, una domanda, uno sguardo sul mondo. Nasce “Segnalibri sostenibili”, una nuova rubrica curata da Rossana Solimeo, collaboratrice e amica di Associazione Ambiente e Lavoro, con la quale condividiamo curiosità, sensibilità e attenzione per i temi della sostenibilità.
Si parte ogni volta da un libro. Ma il libro è solo l’inizio, dalle sue pagine proveremo a guardare fuori, a capire cosa sia accadendo intorno a noi per poi intrecciare storie, fatti, idee e contraddizioni del nostro tempo.
Vorremmo farlo insieme, perché siamo un’associazione e crediamo che il valore dell’associarsi stia anche nel mettere in comune conoscenze ed esperienze, creare relazioni, incontrare sensibilità diverse e far nascere nuove domande.
Come il nostro Comitato scientifico rappresenta il think tank delle competenze, luogo dell’approfondimento e delle ricerche tecnico-scientifiche, vorremmo che i nostri spazi editoriali diventassero qualcosa di complementare: un think tank del confronto, un luogo aperto in cui idee, esperienze e punti di vista diversi possano incontrarsi, contaminarsi e generare nuove riflessioni.
Per questo Segnalibri sostenibili è anche un invito: segnalateci libri, scriveteci, proponete temi, mandateci le vostre riflessioni. Aiutateci ad allargare la conversazione, perché la sostenibilità non si costruisce soltanto con le risposte ma si costruisce anche creando luoghi in cui incontrarsi, farsi domande e provare, insieme, a leggere il mondo che cambia.

Scrive Rossana Solimeo:
«Veniva sì dal Trentino ma a bordo di una jeep 4×4, come sottolineò al nostro tutor via telefono mentre era lanciata lungo l’autostrada.
In quella ondata di gelo di provenienza nord orientale con freddo siberiano e forti nevicate che si stavano abbattendo sulla Lombardia e su Milano ci toccò perciò assistere alla sua lezione invece che organizzare nelle sperate ore buche una battaglia a palle di neve con successiva cioccolata calda alla macchinetta del piano terra. In una giornata di inizio febbraio del 2012 mentre nell’aula surriscaldata osservavamo languidi i fiocchi di neve che scendevano grossi e pesanti, la nostra docente squadernava in decine di slides l’infinita serie, o così mi parve allora, dei Tipi Forestali.
Un elenco enciclopedico di comunità catalogate in unità ecologiche comprendenti al loro interno sia gli esseri viventi che il loro territorio in un costante equilibrio mobile tra suolo, clima, specie e regni: faggete, boschi ripariali, querceti, laricete e cembrete, castagneti, carpineti, leccete, abetine, ostrieti, rovereti. Ogni comunità con le sue caratteristiche specie arboree, fauna, microfauna, popolazioni microbiche e fungine; tutte, ma proprio tutte, in continua interazione con l’ambiente fisico circostante in una danza tra l’adattarsi e il plasmare.
E così, ad esempio, mentre l’acqua e i sedimenti fluviali modellano i boschi ripariali che crescono lungo le sponde, le comunità a loro volta modellano l’ambiente bloccando l’erosione delle rive attraverso le radici, regolando la temperatura mantenendo l’acqua più fresca ed ossigenata, offrendo biodiversità all’ambiente con le numerose specie animali che vi trovano cibo e rifugio e facendo da filtro naturale agli eventuali prodotti chimici che raggiungono i corsi d’acqua.»

(…) continua 

Fonte: Associazione Ambiente e Lavoro

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