20 gennaio 2009: iniziata l’era Obama – Insediato il 44esimo presidente degli Stati Uniti.

Parlando davanti ad una folla di circa 2 milioni di persone, entusiasta e multirazziale, il 44esimo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha giurato davanti alla Casa Bianca, chiamando i suoi concittadini, nel suo discorso inaugurale, ad una nuova era di responsabilità e promettendo speranza.

Il primo afro-americano a sedere sulla più prestigiosa poltrona della terra, Barack Obama, davanti al presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti, John Roberts, ha pronunciato le 35 parole del giuramento previste dalla Costituzione americana, con la mano sulla bibbia di Lincoln retta dalla moglie Michelle.

Con l’insediamento di Obama, la storia dell’America dovrebbe essere cambiata per sempre. La controversa era dell’amministrazione Bush si è conclusa, aprendo la porta a quella dell’afro-americano il cui padre “60 anni fa non poteva entrare in un ristorante” perché di pelle nera.

Il 44esimo presidente degli Stati Uniti, nel suo discorso inaugurale ha detto, in maniera pacata ma decisa, che “le sfide che dobbiamo affrontare sono reali, gravi, numerose e non saranno risolte facilmente o in breve periodo”.

Unità, responsabilità, sacrificio e ottimismo per riportare il Paese sulla giusta carreggiata e collaborazione tra persone di razze e religioni diverse: le prime parole di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti sono state un appello a superare le barriere che dividono le nazioni. Un discorso – di cui riportiamo il testo integrale in lingua italiana nel link – di 18 minuti intenso e diretto sui temi fondamentali.

Obama si è impegnato a porre fine al conflitto in Iraq e a riportare la pace in Afghanistan, dicendo che “cominceremo a lasciare in modo responsabile l’Iraq alla sua gente e a forgiare una pace difficile da ottenere in Afghanistan”. Quando è stato il momento di parlare della situazione economica del Paese, ha lanciato un atto di accusa contro la politica di Bush.

“La nostra economia è gravemente indebolita, conseguenza della rapacità e della irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di fare scelte difficili e preparare il paese per una nuova era. Alcuni hanno perso la casa, altri il lavoro, imprese sono fallite. Il nostro sistema sanitario è troppo costoso, le nostre scuole non funzionano per troppi, e ogni giorno ci porta altre prove che il modo in cui usiamo l’energia rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta”, aggiungendo che “servono azioni coraggiose e rapide per rimettere il Paese in carreggiata”.

Ma lo sguardo con cui il nuovo Presidente degli Stati Uniti guarda al futuro della nazione è ottimistico. “America, sappi questo: ce la faremo”.

Intanto, il primo atto che il nuovo Presidente ha compiuto, in coerenza con l’impegno “ad ascoltare tutti, perché gli Stati Uniti devono essere amici di ogni nazione, di ogni uomo, donna o bambino che cerca un futuro di pace e dignità”, è stato quello di far sospendere i processi a coloro che sono detenuti nel famigerato carcere di Guantanamo. Un buon segnale.

(LG-FF)

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