ARPAT pubblica “Fitofarmaci – Classe di impatto potenziale (CIP)” aggiornato a gennaio 2018

L’indicatore Classe di Impatto Potenziale (CIP) – aggiornato nel 2018 con i dati di classificazione CLP Reg. CE 1272/2008 – da solo o associato alla quantità di fitofarmaci, può costituire una guida efficace per indirizzare le scelte di sostenibilità ambientale.

L’indicatore Classe di Impatto Potenziale (CIP) rappresenta il grado di pressione ambientale generato dall’utilizzo sul territorio dei fitofarmaci.

Da solo o associato alla quantità di fitofarmaci, l’indicatore può costituire una guida per indirizzare le scelte di sostenibilità ambientale nelle politiche di riduzione dell’impatto da pesticidi in determinati territori, in particolari contesti e a protezione di determinati recettori.

Può trovare applicazione come supporto nella fase progettuale di pianificazione finalizzata ad una maggiore tutela ambientale sia territoriale (ad esempio i piani di sviluppo rurale) che settoriale (ad esempio i piani di gestione delle acque, la regolamentazione delle aree di salvaguardia e delle zone di protezione, i disciplinari di lotta integrata) ed anche come strumento di monitoraggio e di valutazione del risultato di strategie sostenibili in ambito agricolo.

Utilizzando l’indicatore CIP possono essere confrontate fra loro più sostanze attive sia in fase preventiva, scegliendo fra più prodotti di analogo utilizzo agronomico quello a minore impatto specifico o di comparto, sia in fase consuntiva, dovendo, ad esempio, calcolare la pressione esercitata in un determinato territorio o in un determinato periodo temporale verso particolari recettori o comparti.

Nell’ultimo report, l’indicatore è stato aggiornato con dati ricavati dalla classificazione CLP delle sostanze chimiche secondo il Regolamento (CE) n° 1272/2008 riguardo ai pericoli verso gli organismi acquatici e la salute umana. La CIP è stata aggiornata per 580 sostanze attive elaborando dati ambientali, eco-tossicologici e tossicologici.

L’elenco, disponibile in allegato al report, riporta, per ciascuna sostanza:
– la CIP di recettore/comparto,
– la categoria fitoiatrica (erbicida, funghicida, insetticida, etc..),
– n° CAS,
– l’attuale condizione amministrativa (sostanza revocata/autorizzata/non autorizzata),
– lo stato della classificazione CLP (classificazione armonizzata/ classificazione provvisoria).

L’indicatore è elaborato per le sostanze organiche di sintesi che storicamente rappresentano un potenziale rischio di contaminazione delle acque, come dimostrano i risultati del monitoraggio in Italia degli ultimi anni. Non sono considerati i prodotti a base di rame e di zolfo, non del tutto privi di impatto sull’ambiente, ma, in quanto compatibili con l’agricoltura biologica, “accreditati” come ambientalmente sostenibili.

Fonte: ARPAT

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