Clima ed energia, le politiche dell’UE per il 2020

Tra gli obiettivi principali e vincolanti che sono state fissate dalla Presidenza tedesca in occasione del Consiglio dell’UE svoltosi a Berlino l’8 e 9 marzo scorsi vi è quello di ridurre del 20% le emissioni ad effetto serra rispetto al 1990.

Il Consiglio dell’Unione europea si pone all’avanguardia mondiale nella sfida rappresentata dal surriscaldamento climatico. Urgenza, efficacia, e sostenibilità sono le tre parole chiave dei nuovi indirizzi di politica energetica scaturiti dal Consiglio dell’UE dell’8-9 marzo. Tre gli obiettivi principali e vincolanti che le conclusioni della Presidenza tedesca fissano per il 2020: riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990; produzione del 20% di energia attraverso fonti rinnovabili (eolico, solare, biomasse); utilizzazione del 10% dell’energia per autotrazione dai biocarburanti (ad esempio Biodiesel, bioetanolo). L’accordo raggiunto tra i Capi di Stato dei 27 Paesi dell’Unione europea affida alla Commissione il compito di avviare rapidamente un’analisi tecnica dei diversi criteri e parametri per definire la ripartizione interna degli oneri. Il carattere delle misure definitive sarà vincolante ma studiato in modo da tener conto delle situazioni particolari di ciascuno Stato, almeno per quanto riguarda il mix energetico prescelto e la sovranità sulle fonti di energia primaria. L’ambizioso piano energetico pone in una prospettiva integrata la protezione dell’ambiente e un nuovo quadro tecnologico e infrastrutturale capace di rispondere in modo efficace e sostenibile alle problematiche poste dalla crescente domanda di energia. Il Piano d’azione presentato dal Consiglio europeo per il 2007-2009 (vedi link) pone quindi delle prime indicazioni generali per la ridefinizione di molteplici aspetti strategici: innovazione tecnologica; sicurezza, sviluppo e diversificazione delle modalità di approvvigionamento; mercato unico dell’elettricità e interconnessione dei sistemi; risparmio ed efficienza energetica; risposta a potenziali crisi.
Per quanto riguarda il mercato interno del gas e dell’elettricità, viene sottolineata la necessità di mantenere la separazione la separazione effettiva delle attività di approvvigionamento e produzione delle operazioni in rete, mediante sistemi di gestione della rete regolamentati ma indipendenti. Tra le indicazioni di politica energetica internazionale vi sono la negoziazione di un accordo di partenariato e di cooperazione con la Russia e l’intensificazione delle relazioni con l’Asia centrale e le regioni del Mar Caspio e del Mar Nero, al fine di diversificare ulteriormente le fonti e le vie di trasporto. La finalità ultima di limitare l’aumento della temperatura media globale a 2°C rispetto ai livelli preindustriali richiede, fra l’altro, un riesame del sistema di scambio di quote di emissioni e un ampliamento dell’architettura del Protocollo di Kyoto per il periodo successivo al 2012. Il Consiglio europeo è disponibile a ridurre entro il 2020 fino al 30% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. Pone però la condizione che altri paesi sviluppati si impegnino ad analoghe riduzioni e che i paesi in via di sviluppo economicamente più avanzati si impegnino a contribuire adeguatamente. Una prima occasione di verifica di questa proposta sarà la Conferenza internazionale sul clima indetta dalle Nazioni Unite per la fine del 2007.
Secondo l’eurodeputato Gianni Pittella le decisioni del Consiglio europeo sugli obblighi comuni nella lotta ai mutamenti climatici, rispecchiano “l’Europa che ci piace”. L’esito del Consiglio europeo è davvero confortante, afferma ancora l’eurodeputato Pittella del Gruppo PSE. “L’accordo tra i 27 sugli obiettivi vincolanti per fronteggiare i rischi del mutamento climatico conferma che l’Europa, quando lo vuole, sa essere concreta e,soprattutto, unita. E’questa l’Europa che ci piace. Un’Europa fortemente politica, che indica la strada sulle grandi questioni del mondo d’oggi e che s’impegna, non solo a parole, a risolverle.

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