COE: Carta sociale europea: Italia viola sicurezza sul lavoro

Rapporto riguarda 38 Paesi membri

Carta sociale europea: le violazioni in materia di sicurezza sul lavoro

Il Consiglio d’Europa contesta all’Italia 7 violazioni sui diritti, compresa anche la sicurezza sul lavoro.

Il Rapporto riguarda 38 Paesi membri.

Secondo il Rapporto del COE, l’Italia:
– tra il 2008 e il 2011, non ha rispettato vari diritti, tra cui il diritto dei lavoratori alla sicurezza e l’igiene

e
”manca un sistema adeguato di prevenzione dei rischi
.

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Il Consiglio d’Europa ha pubblicato un importante e dettagliato rapprto sulle violazioni della Carta sociale europea da parte degli stati europei dal primo gennaio 2008 al 31 dicembre 2011: sono in tutto 180 le violazioni riscontrate nei 38 Paesi aderenti.

Contestate all’Italia:
– 8 conformità alla Carta
7 violazioni, 6 attinenti alla sicurezza e assistenza sociale, lotta alla povertà e protezione sociale.

Le violazioni attinenti a “Salute, sicurezza sociale e protezione sociale” della Carta riguardano i diritti a:
– condizioni di lavoro sane e sicure (articolo 3)
– tutela della salute (articolo 11)
– sicurezza sociale (articolo 12)
– assistenza sociale e medica (articolo 13)
– servizi di assistenza sociale (articolo 14)
– protezione sociale delle delle persone anziane (articolo 23)
– protezione contro la povertà e l’esclusione sociale (articolo 30).

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All’Italia vengono imputate una serie di violazioni dei principi della Carta sociale europea, testo firmato a Torino nel 1961 e rivisto nel 1996, che garantisce diritti sociali e economici in materia di alloggio, salute, istruzione, occupazione, circolazione delle persone, non discriminazione e tutela giuridica e rappresenta una delle convenzioni internazionali alla base dell’attività del Consiglio d’Europa.

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Una altra bocciatura riguarda le pensioni: l’ammontare delle minime è definito “inadeguato” e non c’è una legislazione in grado di garantire alle persone anziane lo stesso livello di vita del resto della popolazione.

Insufficienti anche le misure adottate sul fronte della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, definite insufficienti tenendo in considerazione l’aumento della povertà nel paese, i relativamente bassi sforzi di spesa per disoccupazione ed esclusione sociale, oltre che i limitati effetti raggiunti con i trasferimenti sociali.

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