Consumi e sostenibilità, il WWF chiede etichette ambientali chiare e condivise dei prodotti

Spesso le risorse naturali e gli impatti ambientali che si celano dietro le filiere produttive dei prodotti non sono noti e riportati nelle etichette. Il WWF, in occasione della Giornata mondiale dei diritti dei consumatori, spiega come la sostenibilità non trovi ancora il suo spazio in etichetta e chiede l’indicazione di un “punteggio ambientale” chiaro e condiviso.

 

Per chi fa la spesa è ancora troppo difficile distinguere la vera sostenibilità dei prodotti, spesso le risorse naturali e gli impatti ambientali che si celano dietro le filiere produttive non sono noti, né riportati nelle etichette. Il WWF segnala che quello che si può trovare nei prodotti e nella loro storia è spesso sconcertante, nonostante il gran parlare dell’importanza di processi e filiere sostenibili, la produzione di alcuni cibi o oggetti di uso quotidiano comportano ancora gravi ricadute ambientali, come l’estinzione di specie, il consumo e l’inquinamento di suolo e acqua, la deforestazione e il degrado di interi ecosistemi, fino a pesanti emissioni di CO2.

Attualmente esistono norme che tutelano i consumatori e prevedono che un prodotto mancante delle informazioni previste dalle leggi attuali non possa finire sul banco degli acquisti, ma la sostenibilità non trova ancora il suo spazio in etichetta. Per aiutare i consumatori a scegliere prodotti il più possibile sostenibili e a modificare la propria dieta, contribuendo a mitigare gli impatti della grave crisi ambientale e climatica attuale, c’è bisogno di etichette con informazioni chiare e strutturate sulle caratteristiche di sostenibilità (e anche sul peso ambientale), un vero e proprio “environmental-score” dei prodotti.

I cittadini hanno il potere di innescare incredibili processi di trasformazione verso una maggiore sostenibilità ambientale, sociale e salutare. Per questo sarebbe importante avere prodotti etichettati con informazioni chiare, comparabili e trasparenti sull’impatto sulla biodiversità e sul clima e sull’impiego delle risorse naturali (come l’acqua sempre più scarsa e preziosa), sull’uso del suolo, sulle emissioni di sostanze chimiche tossiche e inquinanti, fino al benessere degli animali. Le etichette dovrebbero consentire di distinguere l’impatto ambientale di prodotti diversi (come 1 kg di fagioli vs 1 kg di carne bovina), ma anche degli stessi prodotti, realizzati con diversi metodi produttivi (es. 1 kg di fagioli da agricoltura convenzionale vs. 1 kg di fagioli da agricoltura biologica). Informazioni che dovranno essere basate su un metodo scientifico standardizzato, armonizzato e condiviso che analizzi l’impatto ambientale del prodotto lungo tutte le fasi del ciclo di vita, a partire dall’approvvigionamento delle materie prime sino alla gestione del fine vita, includendo le fasi di produzione, distribuzione, uso e smaltimento del packaging o di quel che resta del prodotto. Inoltre, dovrebbero essere regolamentate dall’UE per poter garantire metodi oggettivi di valutazione.

Da uno studio del 2019 su migliaia di consumatori di 11 Paesi europei, tra cui l’Italia, oltre la metà dei consumatori afferma che le preoccupazioni per la sostenibilità dei prodotti che scelgono hanno una certa influenza (42,6%) o molta influenza (16,6%) sulle loro abitudini alimentari. Il prezzo, la mancanza di informazioni e la difficoltà di individuare le opzioni alimentari sostenibili, nonché la loro limitata disponibilità, sono i principali ostacoli percepiti all’alimentazione sostenibile, ma la maggior parte dei consumatori (57%) desidera che le informazioni sulla sostenibilità siano obbligatorie sulle etichette degli alimenti. Tuttavia, l’idea di tassare gli alimenti meno sostenibili non è molto popolare tra i consumatori (solo 1 su 4 è d’accordo sul fatto che gli alimenti meno sostenibili debbano essere tassati di più).
Uno studio più recente evidenzia come le etichette ambientali siano in grado di promuovere la scelta, l’acquisto e il consumo di alimenti e bevande più sostenibili.

Fonte: WWF

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