“Fermare gli ecocidi”: appello verso il Tribunale penale europeo dell’Ambiente

Al Parlamento europeo giuristi, l’Ame-Die e personaggi come Michail Gorbaciov

Al Parlamento europeo giuristi, l’Ame-Die e personaggi come Michail Gorbaciov chiedono di estendere alla Corte dell’Aja le competenze sui reati verso l’ambiente.

Finora spesso impuniti

di ANTONIO CIANCIULLO
(fonte su Repubblica.it).

Fermare gli ecocidi, i crimini contro l’ambiente che minacciano l’umanità come Bhopal, Chernobyl, Fukushima.

E’ l’appello lanciato, in un incontro al Parlamento europeo, da un gruppo di giuristi, dall’Ame-Die (l’associazione di ex ministri dell’Ambiente di diversi paesi) e da personaggi come Michail Gorbaciov ed Edgar Morin.

L’obiettivo è:
estendere le competenze della Corte penale internazionale dell’Aja ai più gravi reati ambientali
e
– istituire il Tribunale penale europeo dell’Ambiente,
in modo da rendere omogenee e applicabili le sanzioni.

Finora i crimini contro l’ambiente sono rimasti spesso impuniti o le pene sono state irrisorie.

Ad esempio allo stabilimento della Union Carbide di Bhopal, in India, nel 1984 si sprigionò una nube di 40 tonnellate di isocianato di metile che uccise in poco tempo 2.259 persone e ne avvelenò decine di migliaia (secondo fonti governative si arrivò a 15 mila morti e a oltre mezzo milione di persone intossicate): nel 2010 ai familiari delle vittime è stato riconosciuto un risarcimento di appena 500 euro.

E in Canada le sabbie bituminose utilizzate per aumentare la produzione di combustibili fossili provocano un impatto ambientale micidiale ancora impunito: per ottenere un barile di petrolio si usano fino a cinque litri di acqua e i liquami tossici vengono scaricati in vasti laghi ormai colmi di residui di benzene, composti policiclici aromatici, mercurio, piombo e arsenico.
Nella carne di alce, elemento essenziale della dieta dei popoli nativi del Canada, si è trovato un livello di arsenico fino a 33 volte superiore a quello accettabile per legge.

“Lo scopo del nostro lavoro”, spiega Antonino Abrami, presidente della Fondazione Sejf (Supranational Environmental Justice Foundation), “è preparare un vero e proprio Atlante dell’ecocidio su scala planetaria e creare gli strumenti capaci di intervenire quando gli Stati nazionali, perché troppo deboli o ricattabili, sono conniventi con gli inquinatori. Servono, insomma, un Tribunale internazionale contro i crimini ambientali e strumenti di governance ambientale che mettano in condizione di competere chi non bara: le industrie della green economy e quelle che sono in viaggio verso una reale sostenibilità ecologica e sociale”.

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