Guariniello: inchiesta – Vigili Fuoco a rischio amianto: in Italia 58 decessi per mesotelioma

Cinquantotto vigili del fuoco sono morti a causa di mesoteliomi, pleurici e del peritoneo, provocati dall’inalazione di fibre di amianto. Guariniello: «E’ notizia inedita e che colpisce in modo particolare perché questi lavoratori, già esposti a molti pericoli in relazione ai loro interventi quotidiani per salvare vite umane, corrono anche il rischio mesotelioma a causa della vasta diffusione, ancora oggi, dei manufatti rivestiti di amianto».

Cinquantotto vigili del fuoco sono morti a causa di mesoteliomi, pleurici e del peritoneo, provocati dall’inalazione di fibre di amianto.

Guariniello: “E’ notizia inedita e che colpisce in modo particolare perché questi lavoratori, già esposti a molti pericoli in relazione ai loro interventi quotidiani per salvare vite umane, corrono anche il rischio mesotelioma a causa della vasta diffusione, ancora oggi, dei manufatti rivestiti di amianto“.

Canne fumarie, sottotetti, coibentazioni di ogni genere, onduline Eternit tuttora utilizzate per copertura di baracche e vecchi edifici fatiscenti: quando il fuoco divampa e i vigili corrono spesso devono fare i conti la tossicità dei materiali bruciati. Non hanno inalato le fibre di amianto per otto ore, ogni giorno, lungo decine di anni. Come all’Eternit di Casale Monferrato o di Bagnoli, periferia di Napoli. Ma ne hanno respirato forti concentrazioni «in contesti da bombe chimiche, come gli incendi di grandi dimensioni», dice Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato autonomo dei Vigili del Fuoco (Conapo). E’ stato questo sindacato a sollevare la questione con un esposto a Guariniello segnalando alcuni decessi di vigili del fuoco torinesi per mesotelioma. Il magistrato ha compiuto una prima ricognizione presso il Re.Na.M. cioè il registro nazionale dei mesoteliomi in funzione dal 2004, scoprendo i 58 casi di morte collegati all’amianto fra vigili del fuoco di tutta Italia.

Il primo rapporto Re. Na.M. risale ai casi di metà anni 90 e può darsi che una parte dei decessi si sia verificata in quel periodo, ma i più sono concentrati negli ultimi dodici anni e alcuni sono molto recenti. Questa gobba della mortalità non stupisce: corrisponde all’incremento dei decessi, per esempio, fra i cittadini di Casale Monferrato che mai varcarono i cancelli dell’Eternit e che si ammalarono di mesotelioma, dopo una lunga latenza della malattia, per aver respirato polvere di amianto nelle case, in strada, nelle aie, persino negli oratori.

Brizzi ricorda l’incendio della Montedison del 1967 a Pistoia: «Io c’ero e già allora eravamo dotati di mezzi di protezione, ma in maniera insufficiente. E in ogni caso, nel corso delle operazioni di soccorso in condizioni di emergenza, ancora oggi, si ha in mente che cosa si deve fare per gli altri e poi si pensa a noi stessi».

Il ‘67 è lontano, passato remoto ormai. Oggi, con la tecnologia che c’è a disposizione, quanta prevenzione si fa? «Oggi i vigili del fuoco hanno a disposizioni consistenti dotazioni di autoprotezioni». In cosa consistono? «Ciascuno ha una bombola collegata ad una maschera “in sovrapressione” che impedisce il contatto di prodotti gassosi e di polveri con l’apparato respiratorio e consente continui getti d’aria all’interno della maschera».

(Red)

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