ISPRA: pubblicato rapporto sull’uso dei fanghi di depurazione in agricoltura

E’ stato confrontato l’approccio alla gestione dei fanghi di depurazione destinati all’utilizzo agronomico di 3 regioni: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
Partendo dalle disposizioni normative vigenti nelle tre regioni, sono stati esaminati i criteri delle attività di controllo applicati nei diversi ambiti territoriali. Lo scopo è di definire linee di indirizzo condivise, utili per migliorare l’efficacia dei controlli e contribuire alla revisione della normativa nazionale ed europea.

Il progetto “Uso dei fanghi di depurazione in agricoltura: attività di controllo e vigilanza sul territorio”, promosso e finanziato da ISPRA, Dipartimento Difesa della Natura, ha visto la partecipazione delle ARPA delle regioni Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, del Servizio Geologico, sismico e dei suoli della Regione Emilia-Romagna (RER), dell’ERSAF Lombardia, e il contributo di altri organi regionali,
Assessorati all’Agricoltura e all’Ambiente della RER. Il progetto si è posto l’obiettivo di sviluppare proposte di metodi e tecniche per garantire l’efficacia dei controlli a seguito dell’utilizzo dei fanghi di depurazione.

Fine ultimo era di fornire indicazioni che giovassero ad una migliore utilizzazione dei suoli e alla riduzione di ripercussioni negative sulla loro qualità, valorizzando anche le cartografie pedologiche regionali e le conoscenze e competenze sui suoli in larga misura già disponibili presso gli organismi regionali.
In particolare, tenendo conto delle istanze agronomiche e di sostenibilità ambientale, il progetto ha inteso mettere a punto uno schema metodologico che:
– precisi gli aspetti più discrezionali della normativa vigente (All. II A al Decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99);
– possa rappresentare un riferimento anche per altre regioni;
– raccolga elementi utili per contribuire alla revisione della normativa stessa.

Ambiti di particolare interesse ed approfondimento sono stati:
– la definizione di criteri per rilevare eventuali modifiche intervenute nei suoli in seguito allo spandimento dei fanghi [16] [18] [24] [27] [35], con l’uso di metodologie di campionamento ed analisi omogenee e ripetibili anche da parte di laboratori diversi;
– l’ampliamento dei controlli a sostanze non previste nel Decreto legislativo 99/92 o inserite, per quanto riguarda le analisi dei fanghi, nelle proposte di revisione della Direttiva CE [20] [21].
La riflessione su questi ambiti è stata ritenuta ancora più urgente a seguito dei recenti indirizzi comunitari sulla protezione del suolo [18] e sulla problematica degli effetti combinati della poliesposizione chimica [34], che hanno portato a chiedere maggiori attenzioni in sede di valutazione del rischio chimico.

Contemporaneamente alle attività del progetto, anche in altre regioni sono state realizzate iniziative importanti in materia di uso dei fanghi in agricoltura. Si menziona, a titolo di esempio, lo studio di fattibilità promosso dalla regione Puglia con il coordinamento tecnico scientifico dell’ARPA Puglia.
Infine, si segnala che, a lavori già conclusi, la Regione Lombardia ha approvato le nuove linee guida sul trattamento dei fanghi provenienti dalla depurazione di acque reflue di impianti civili ed industriali per il loro utilizzo in agricoltura.

Fonte: ISPRA

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