IV Rapporto ONU-IPCC sul clima: l’allarme degli scienziati ONU

Il IV Rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), presentato il 2 febbraio scorso a Parigi e sottoscritto dai 500 scienziati ONU, riuniti per tirare le conclusioni sulla situazione del clima sul Pianeta e dal quale risulta che il riscaldamento globale è una certezza e che è causato principalmente dalle attività incontrollate dell’uomo.

Il IV Rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), presentato il 2 febbraio scorso a Parigi e sottoscritto dai 500 scienziati ONU, riuniti per tirare le conclusioni sulla situazione del clima sul Pianeta e dal quale risulta che il riscaldamento globale è una certezza e che è causato principalmente dalle attività incontrollate dell’uomo.

Il IV Rapporto sul clima che gli scienziati ONU hanno presentato a Parigi il 2 febbraio scorso presenta scenari di un disastro annunciato di cui è responsabile l’uomo.
Secondo le previsioni del documento IPCC, la più importante commissione di studio delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale – di cui riportiamo il testo originale in lingua inglese – entro la fine del secolo in corso, dunque al più tardi nel 2100, la temperatura superficiale della Terra crescerà probabilmente da 1,8 a 4 gradi centigradi e tale riscaldamento durerarà “oltre un millennio”.

Gli esperti dell’IPCC ritengono con una probabilità del 90% che il riscaldamento climatico sia dovuto alle emissioni umane di gas ad effetto serra (anidride carbonica).

Le oscillazioni nelle previsioni dipendono dalla quantità di anidride carbonica, il principale tra i gas-serra, che in concreto saranno immesse nell’ atmosfera.
La stima si riferisce al decennio 2089 -2099, messo a confronto con il periodo 1980 – 1999 si basa sul lavoro, e lo sintetizza, di 2500 ricercatori esperti in diversi settori dik rilevanza climatica, e operanti in ogni parte del mondo.
Si tratta della prima revisione in sei anni delle prove scientifiche relative all’effetto serra e alle sue conseguenze potenzialmente disastrose: l’ultima risaliva infatti al 2001, quando la proiezione fu di un incremento nella temperatura della superficie terrestre nell’ ordine di 1,4-5,8 gradi.
Ora gli studi sono riusciti a ridurre la forbice, tagliando sia l’ estremo positivo che quello negativo.
All’epoca si adottò tuttavia un metodo di calcolo parzialmente diverso da quello impiegato ora.
La differenza tra quest’ ultimo rapporto e quello che l’ha preceduto, Stephane Tumore di Greenpeace International, la sintetizza così: “Il messaggio ai governi è chiaro: c’è una finestra di tempo per agire che si stà restringendo in fretta. Se il rapporto del 2001 era un invito a svegliarsi, quest’ultimo è una sirena che urla”.

Quanto all’innalzamento del livello dei mari, si valuta che entro la scadenza considerata esso sarà compreso tra 18 e i 59 centimetri: si tratta peraltro di cifre sulle quali c’è consenso unanime. Una parte degli scienziati le considerano infatti troppo prudenti, dal momento che non tengono conto delle ripercussioni di alcuni eventi recentissimi, come lo scioglimento di vaste estensioni di ghiaccio osservato sia in Antartide sia in Groenlandia.

Di fronte ad uno scenario così disastroso che cosa si può fare?
Secondo Luca Percalli, presidente della Società Meteorologia Italiana, in una intervista a l’ Unità del 3 febbraio ha dichiarato che: “Non si tratta di dati nuovi, il rapporto sancisce la presa di posizione forte di un organo autoritorevole come le Nazioni Unite che conferma un panorama già noto da decenni”.
Per quanto riguarda le misure da adottare per il futuro, Mercalli dice che: “Anzitutto deve essere chiaro che è necessario passare alle fonti rinnovabili di energia di cui si parla da decenni e finendo di saccheggiare le risorse naturali. Poi bisogna recuperare iòl vero concetto di benessere, ritornando alle radici della nostra cultura, quando una volta, per i nostri nonni, la parola “consumo” aveva quasi un’ accezione negativa: Non avevano del tutto torto dato che oggi stiamo imparando che con il consumo scompare materia prima e energia e si creano rifiuti.Occorre rivalutare una certa filosofia della sobrietà.

Ma è soprattutto importante l’informazione”.

(RMP)

Fonte: IPCC

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