L’inflazione rallenta, ma la massa inflattiva accumulata pesa sui consumatori.

A maggio l’inflazione tendenziale si posiziona sul +0,9% secondo il NIC (l’indice nazionale) e al +0,8% secondo l’IPCA (l’armonizzato europeo). Dopo il 4,2% (IPCA) toccato ad agosto 2008, la dinamica dei prezzi è andata in continuo rallentamento, rimanendo però sempre positiva.

L’inflazione acquisita (il tendenziale previsto per il 2009 nell’ipotesi l’indice dei prezzi non subisca variazioni congiunturali per il resto dell’anno) è del +0,7%, con una componente di fondo (escludendo dall’indice i beni alimentari non lavorati e i beni energetici) di +1,4%.

E’sufficiente una disinflazione di queste proporzioni, dopo la vampata dei prezzi tra la fine del 2007 sino a tutto il 2008? Dopo agosto 2008, ci sono state soltanto tre variazioni congiunturali negative per l’IPCA: novembre (0,5), dicembre (-0,1) e gennaio 2009 (-1,7). Da febbraio i congiunturali hanno ripreso ad essere positivi, suggerendo che, pur all’interno di una dinamica tendenziale in rallentamento, l’alto livello raggiunto dei prezzi, lasciato in eredità dal 2008, non solo rimane consolidato ma va persino aumentando mese su mese. Le immotivate paure di una ondata deflativa hanno fatto il gioco degli operatori di mercato disabituati alla concorrenza e propensi a cercare neri ricarichi sul consumatore finale la soluzione dei problemi. Nelle condizioni in cui l’economia si troverà per il 20009 e almeno per tutto il 2010, un endogeno ritocco dei prezzi avrebbe favorito la ripresa della domanda, coadiuvando i sostegni ai redditi bassi e ai disoccupati introdotti a fine 2008, e la ripresa anche del circuito domanda-produzione-reddito.

E’ in questa prospettiva che arrivano, proprio contemporaneamente ai dati sui prezzi, le considerazioni del Presidente dell’antitrust Antonio Catricalà (vedi link) che ammonisce sul rischio che le conseguenze della crisi vengano scaricate tout court dagli operatori lungo la filiera produttiva sino alle famiglie, sfruttando opacità delle regole, situazioni di intreccio, e posizioni dominanti. Senza una rinnovata azione di apertura dei mercati e di promozione della concorrenza, la massa inflativa accumulata negli ultimi 12-15 mesi peserà come un macigno sulla capacità di spesa delle famiglie e sulla ripresa dell’economia.

Le azioni di liberalizzazione devono essere riavviate – come ha dichiarato Catricalà – anche perché i vincoli di finanza pubblica forniscono una ragione ulteriore per puntare su riforme strutturali a costo zero. E’necessario imbastire subito l’agenda, per raccoglierne i frutti nel 2010 e accorciare i tempi di risalita del Pil.

(LG-FF)

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