MANUTENZIONE SICURA : Attività svolte nei luoghi di lavoro, di Luciano Angelini

Lo scritto di Luciano Angelini riproduce, con quale integrazione e l’aggiunta di note, il testo della Relazione introduttiva al Seminario “La manutenzione sicura”, organizzato dall’Inail – Sede Provinciale di Pesaro presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, il 27 ottobre 2011.

Lo scritto di Luciano Angelini riproduce, con quale integrazione e l’aggiunta di note, il testo della Relazione introduttiva al Seminario “La manutenzione sicura“, organizzato dall’Inail – Sede Provinciale di Pesaro presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, il 27 ottobre 2011.

I lavori del Seminario organizzato dalla sede Provinciale Inail di Pesaro che ho il piacere di aprire riguardano un tema di estrema rilevanza, quello delle attività di manutenzione svolta sui luoghi di lavoro, tema che non a caso l’Agenzia Europea per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (EU-OSHA) ha scelto come oggetto della sua principale campagna di sensibilizzazione per l’anno 2011.

Rientrano nell’ampio concetto di “manutenzione” tutte quelle azioni, di ordine tecnico, amministrativo e gestionale, eseguite durante il ciclo di vita di un componente, un impianto, un macchinario, un’apparecchiatura, un luogo di lavoro, che sono destinate a preservare o a riportare gli stessi a uno stato in cui siano in grado di svolgere una prestazione equivalente a quella iniziale, proteggendoli da eventuali danni o deterioramenti.

Gli interventi di manutenzione possono essere ricondotti nell’ambito di differenti tipologie (manutenzione correttiva o reattiva, da un lato e manutenzione preventiva, dall’altro; manutenzione ordinaria vs manutenzione straordinaria, a seconda della finalità e della rilevanza dell’intervento) e comprendere un ampio ventaglio di operazioni tra cui, solo per elencarne qualcuna a titolo meramente esemplificativo, l’ispezione dei componenti, il collaudo delle attrezzature, la regolazione dei macchinari, la sostituzione o la riparazione degli utensili, il rilevamento dei guasti, la sostituzione di parti di macchine, l’assistenza in interventi di bonifica di recipienti, la pulizia e il ripristino dei luoghi.

Per la loro stessa natura, le attività di manutenzione rientrano tra le attività non standard rispetto alle comuni attività lavorative destinate alla produzione, anche se molti interventi di natura manutentiva fanno parte dei compiti quotidiani della maggior parte dei lavoratori e, come tali, non spettano soltanto ai tecnici o agli ingegneri che vi sono formalmente addetti.
Inoltre, va considerato che, almeno nella stragrande parte dei casi, il corretto svolgimento delle attività di manutenzione richiede la rimozione o la temporanea eliminazione delle protezioni e dei sistemi di sicurezza delle macchine e delle attrezzature, attraverso l’utilizzo di protocolli o l’accesso a luoghi non abitualmente frequentati dai lavoratori.

A tacer d’altro, le indagini statistiche attestano in modo incontestabile una maggiore esposizione di tutti i lavoratori comunque addetti alla manutenzione (durante lo svolgimento di tali attività) ad agenti fisici come rumore, calore vibrazioni e radiazioni, ma anche a sostanze pericolose per quantità e qualità. Decisamente superiore, inoltre, è l’incidenza dei rischi elettrico e chimico, nonché di quello connesso ai c.d. “ambienti confinati”.

Leggi l’intera relazione di Luciano Angelini al link riportato a fianco.

(Red)

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