L’Italia mancherà molti degli Obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030 eppure, come dimostra l’analisi dell’ASviS, la sostenibilità conviene. Tra il 2017 e il 2024 +65% di ricavi per le imprese High-Esg, contro +55% per le Low-Esg.
I dati contenuti nel Rapporto di Primavera ASviS 2026 indicano che la sostenibilità conviene anche dal punto di vista economico. “La narrazione dominante vorrebbe la sostenibilità passata di moda, sacrificata sull’altare della competitività e della difesa”, ha commentato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. “Invece, i dati dimostrano che è vero esattamente il contrario: le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile”.
L’Istat mostra che, nel settore agricolo, le aziende orientate al mercato e quelle che usano energie rinnovabili tendono maggiormente a utilizzare pratiche biologiche. Le imprese manifatturiere con un profilo elevato di sostenibilità registrano un differenziale di crescita pari a oltre il 16% rispetto a quelle poco impegnate su questo tema, con valori più alti nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, in quelle del tessile, abbigliamento e calzature e della fabbricazione di prodotti chimici e farmaceutici.
I dati prodotti dall’Istituto Tagliacarne e inclusi nel Rapporto rivelano numeri ancora più incisivi. Tra il 2017 e il 2024 i ricavi sono aumentati del 65% per le imprese High-Esg (ovvero quelle che utilizzano i criteri sostenibili “Environmental, social, governance”), contro il 55% delle Low-Esg. Per quanto riguarda l’occupazione dipendente si parla di un aumento del 40% contro il 28%, mentre gli investimenti materiali e immateriali registrano una crescita del 29% e 167%, contro le imprese Low-Esg che si fermano rispettivamente al 27% e 97%.
L’indicatore “ESG-Tagliacarne” illustra chiaramente che le imprese High-Esg mostrano migliori risultati e migliori aspettative rispetto alle imprese Low-Esg: il 42% di esse, infatti, prevede un aumento del fatturato nel 2026, una quota che risulta doppia rispetto al 21% registrato tra le imprese con basso livello Esg.
Il futuro dell’Italia non è segnato, anzi: le simulazioni inedite al 2050 realizzate dal Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) in collaborazione con l’ASviS, mostrano i benefici delle quattro politiche analizzate dal Rapporto – decarbonizzazione, occupazione, istruzione e innovazione – anche se presentano alcuni limiti, causati dai trade-off. Con un coordinamento delle politiche settoriali i risultati migliorano decisamente.
Cosa fare, quindi? Per l’ASviS, serve prima di tutto un disegno unitario delle politiche. Da questo punto di vista, gli impegni previsti per il biennio 2026-2027 rappresentano una straordinaria occasione: la Voluntary national review (Vnr) che l’Italia presenterà all’Onu a luglio deve prendere atto dello stato insoddisfacente dell’Italia rispetto all’Agenda 2030 e rappresentare la base per la revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile prevista a fine anno.
La nuova Strategia deve poi condurre a predisporre entro maggio 2027 quel Piano di accelerazione trasformativa che l’Italia si è impegnata a realizzare per colmare i tanti gap rispetto agli SDGs, per poi, a settembre 2027 dopo le elezioni politiche, preparare il nuovo Piano strutturale di bilancio (Psb) previsto dalle regole fiscali europee, anche alla luce del Quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034 che nel frattempo sarà stato definito.
Il messaggio che emerge dal Rapporto, dunque, è chiaro: bisogna cambiare le politiche e i comportamenti, anche sul piano economico (tanto più nel mondo instabile in cui viviamo), per assicurare alla generazione presente e a quelle future un benessere più equo e sostenibile.
Rapporto di Primavera ASviS 2026
Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050. Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile
INDICE
Introduzione
Sintesi del Rapporto
1. Guerre, violazioni del diritto internazionale e attacchi alle organizzazioni multilaterali mettono a rischio l’Agenda 2030 e il Patto sul Futuro
2. Le politiche dell’Italia per lo sviluppo sostenibile
3. Famiglie e imprese italiane confermano la scelta per lo sviluppo sostenibile
4. La revisione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, il nuovo Piano Strutturale di Bilancio e il futuro Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione europea sono occasioni uniche per disegnare il futuro dell’Italia
5. Appendice: Goal e Target
Fonte: ASviS


