UNU-INWEH pubblica “Costo ambientale dell’intelligenza artificiale: impronta di carbonio, acqua e suolo”

L’Università delle Nazioni Unite ha pubblicato il rapporto “Costo ambientale dell’intelligenza artificiale: impronta di carbonio, acqua e suolo” dal quale emerge che l’intelligenza artificiale minaccia le risorse naturali per miliardi di persone. Entro il 2030, si prevede che i data center globali che alimentano l’intelligenza artificiale consumeranno 945 terawattora di elettricità.

 

Il rapporto “Environmental cost of Artificial Intelligence: carbon, water, and land footprints” (Costo ambientale dell’intelligenza artificiale: impronta di carbonio, acqua e suolo), pubblicato dall’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH) in occasione del suo 30° anniversario, esamina una delle conseguenze meno esplorate della rapida espansione dell’IA: l’impronta ambientale dell’energia necessaria per alimentarla.
Man mano che l’intelligenza artificiale si integra nelle economie, nei servizi pubblici, nella ricerca, nella comunicazione e nella vita quotidiana, dipende da una crescente infrastruttura fisica composta da data center, chip avanzati, sistemi di raffreddamento, reti elettriche, risorse idriche, suolo e catene di approvvigionamento di minerali critici. Il rapporto dimostra che l’IA non è solo una tecnologia digitale, ma anche un sistema materiale con costi ambientali misurabili.

Il rapporto va oltre una prospettiva incentrata esclusivamente sulle emissioni di carbonio, quantificando l’impronta di carbonio, idrica e del suolo associata all’elettricità utilizzata per addestrare, implementare e gestire sistemi di intelligenza artificiale su larga scala. La sua conclusione principale è che i costi ambientali dell’IA dipendono non solo dalla quantità di elettricità utilizzata, ma anche da dove viene generata e da quali fonti energetiche. Ogni kilowattora utilizzato dall’IA ha implicazioni in termini di emissioni di carbonio, consumo idrico e utilizzo del suolo, e queste impronte non si muovono sempre nella stessa direzione: l’elettricità a basse emissioni di carbonio non implica automaticamente un basso consumo idrico o di suolo. Il rapporto mostra inoltre che l’impronta dell’IA è determinata sia dalle principali tendenze infrastrutturali, tra cui la rapida crescita dei data center, sia dalle modalità di utilizzo quotidiano, come la scelta del modello, la lunghezza dell’output, la modalità e il crescente utilizzo della generazione di testo, immagini e video.

È importante sottolineare che il rapporto inquadra l’impatto ambientale dell’IA come una sfida di governance e giustizia, non solo come un problema tecnico. I benefici dell’IA spesso si estendono oltre i confini nazionali e i settori, mentre gli oneri ambientali derivanti dall’ubicazione dei data center, dalla domanda di elettricità, dai prelievi idrici, dall’uso del suolo, dall’estrazione mineraria e dai rifiuti elettronici possono concentrarsi in specifiche comunità e regioni. Per affrontare questi rischi, il rapporto auspica un ecosistema di IA responsabile, fondato su trasparenza, efficienza fin dalla progettazione, equità e giustizia ambientale, responsabilità del ciclo di vita, cooperazione globale e utilizzo sostenibile. Rendendo visibili e comparabili le impronte di carbonio, idriche e del suolo dell’IA, il rapporto fornisce una base pratica per integrare l’IA nella pianificazione energetica, climatica, idrica e dell’uso del suolo, garantendo che l’innovazione progredisca senza trasferire i costi ambientali sulle comunità vulnerabili.

Fonte: UNU-INWEH

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