La strage sul lavoro alla ThyssenKrupp di Torino: tutti morti!.

Anche l’ultimo operaio, Giuseppe Demasi, 26 anni, il settimo operaio ustionato nel gravissimo incidente del 6 dicembre 2007 che aveva già provocato la morte degli altri 6 operai, è morto per arresto cardiocircolatorio alle 13,40 del 30 dicembre 2007, suggellando nel peggiore dei modi un 2007 che i lavoratori italiani non dimenticheranno mai.

Dopo Antonio Schiamone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo e Roberto Rodinò, anche Giuseppe Demasi di 26 anni è morto. Sette morti, uno dietro l’altro, come un Rosario – ha scritto Oreste Pivetta. Un’altra tragedia nel calendario nero del lavoro. Mille e più morti in un anno. Sette in una fabbrica soltanto, la ThyssenKrupp di Torino, che ha un nome pesante da grande industria straniera, qualcosa che sembra giunto da noi a rapinare le nostre vite.

Le speranze erano aggrappate a un filo sottile: il cuore di Giuseppe Demasi, un cuore giovane, forte, aveva resistito per 24 giorni allo scempio che le fiamme del 6 dicembre 2007 avevano fatto sul suo corpo. Come gli altri sei compagni di lavoro rimasti – come lui- imprigionati nel rogo della Linea 5 della ThyssenKrupp di Torino.

Era l’unico ancora in vita (oltre ad Antonio Boccuzzi, il collega rimasto miracolosamente pressoché illeso) tra gli operai presenti nel laminatoio quando un tubo dell’olio bollente è impazzito e ha iniziato s sputare fiamme inesorabili che sono costate sette vite umane.

Dopo questa strage sul lavoro di Torino i pensieri sono ora tutti rivolti alle indagini, che puntano a ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente ma anche a stabilire responsabilità precise. Perché i primi elementi emersi dal lavoro del pool coordinato dal procuratore Raffaele Guariniello destano interrogativi pesanti: come è possibile, infatti, che in pochi giorni la Asl abbia individuato ben 116 punti critici per la sicurezza nello stabilimento dopo che per almeno due anni la fabbrica era stata sotto osservazione. “Emerge prepotente il problema del rapporto tra controllori e controllati – ha commentato amareggiato il leader della Fiom torinese, Giorgio Airaudo – le ispezioni devono essere approfondite, fornire certezze, perché in gioco ci sono vite umane. E più in generale –aggiunge –bisogna che l’intero sistema produttivo restituisca centralità agli uomini e alle donne che lavorano, le fabbriche in cui si rischia non devono più esistere”.

Dopo la morte di Giuseppe Demasi, il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha dichiarato : “L’anno finisce male. Ho sentito che è morto anche il settimo operaio della Thyssen di Torino. E’ la tragedia sul lavoro più grave degli ultimi anni in Italia. Siamo all’ultimo dell’anno e dobbiamo ricordare tutti e sette i ragazzi, questi operai che sono morti nella fabbrica. Il nostro proposito – ha aggiunto il premier – deve essere che queste cose non accadano più. La sicurezza sul lavoro deve essere il nostro primo obiettivo”.

Giorgio Santelli di “Articolo 21” il 31 dicembre scorso ha scritto: “Milletrentotto morti. E’ il numero di chi è morto per lavorare in questo 2007 che stà per chiudersi. Donne e uomini che non hanno più un futuro, giovani e anziani che una mattina si sono alzati per andare a lavorare e la sera non sono più rientrati. Non solo italiani, ma anche extracomunitari, o cittadini di un’Europa unita che avevano raggiunto il nostro Paese per ottenere un riscatto sociale con un lavoro che avevano sognato ma che li ha uccisi”.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, in un articolo dal titolo “Torino, le morti più atroci” ha affrontato in una intervista a “La Stampa” del 10 dicembre il problema delle sciagure sul lavoro, dichiarando che “A Torino è accaduto qualcosa di atroce, quella delle morti bianche sul lavoro è una questione nazionale di grande drammaticità. E’ indispensabile aumentare i controlli nelle fabbriche e occorre che ciascuno si assuma le sue responsabilità. A cominciare dalle imprese, che devono dar conto dei propri comportamenti ma, specialmente, essere pronte a raccogliere, prima che sia troppo tardi, gli allarmi e le segnalazioni che vengono dai sindacati e dagli stessi lavoratori”.

(LG-FF)

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